Tempo di lettura: 3 minuti

Loading

Il sistema sanitario canadese genera quasi il 5% delle emissioni nazionali. Le nuove raccomandazioni pubblicate su CMAJ puntano a intervenire dove l’impatto è maggiore: le sale operatorie

Una sala operatoria salva vite. Ma consuma energia in modo continuo, utilizza grandi quantità di materiali monouso e produce rifiuti complessi da gestire. Nel dibattito sulla transizione ecologica, la sanità è rimasta a lungo ai margini. Tradizionalmente percepita come settore “intangibile” dal punto di vista ambientale, ha invece un’impronta climatica rilevante. In Canada, il sistema sanitario è responsabile di quasi il 5% delle emissioni nazionali di gas serra e di circa 200mila tonnellate di altri inquinanti ogni anno. 

È su questo nodo che interviene l’aggiornamento delle linee guida per la sostenibilità in chirurgia pubblicato sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ), che rivede e amplia le raccomandazioni introdotte nel 2020.

Perché le sale operatorie sono un hotspot ambientale

Le sale operatorie rappresentano uno degli ambienti più energivori e materiali-intensivi dell’intero sistema sanitario. Illuminazione ad alta intensità, sistemi di ventilazione e filtrazione attivi in continuo, cicli di sterilizzazione, dispositivi e teli monouso: ogni intervento implica un consumo concentrato di risorse. A questo si aggiunge l’impiego di gas anestetici ad alto potenziale climalterante e la produzione di rifiuti sanitari soggetti a trattamenti dedicati. Per questo, in un settore che incide sulle emissioni complessive del Paese, intervenire sulle sale operatorie diventa una leva strategica.

Sale operatorie green, le nuove linee guida

Il documento pubblicato su CMAJ propone 21 raccomandazioni strutturate secondo i principi di riduzione, riutilizzo e riciclo. Le azioni suggerite includono la riduzione del consumo energetico, ad esempio spegnendo luci e sistemi di riscaldamento quando le sale non sono in uso; l’introduzione di dispositivi chirurgici e camici riutilizzabili; l’attivazione di programmi di riciclo per i flussi compatibili con la normativa sanitaria; la revisione delle pratiche di smaltimento di materiali inutilizzati e dispositivi obsoleti. Le linee guida sono state sviluppate da un team multidisciplinare composto da medici, amministratori ospedalieri, specialisti ambientali e pazienti partner, con il supporto del Dipartimento di Chirurgia e del Centro Collaborativo per il clima, la salute e l’assistenza sostenibile dell’università di Toronto.

I benefici

Secondo Sarah Ward, chirurga ortopedica al St. Michael’s Hospital e tra le autrici del documento,“l’adozione di queste raccomandazioni comporterà generalmente benefici sia ambientali che finanziari e spesso andrà a vantaggio anche delle persone che forniscono e ricevono assistenza”. Un elemento centrale dell’aggiornamento è infatti il collegamento tra sostenibilità ambientale ed efficienza economica. L’ottimizzazione energetica, la riduzione del monouso e una gestione più razionale dei materiali possono generare risparmi diretti per le strutture ospedaliere. In un contesto di pressione sui bilanci sanitari, l’efficienza ambientale si traduce in maggiore solidità operativa. La chirurgia sostenibile viene qui presentata come revisione strutturale dei processi clinici e gestionali.

I limiti dell’implementazione: risorse, contratti e cultura organizzativa

Le linee guida riconoscono ostacoli concreti. L’implementazione richiederà strategie adattate ai singoli contesti, perché non tutte le raccomandazioni sono applicabili in ogni ospedale. Tra le barriere individuate, figurano risorse finanziarie e di personale limitate, adesione dello stesso personale sanitario, vincoli infrastrutturali, contratti di fornitura in essere, restrizioni amministrative e limiti di spazio. La trasformazione richiede un approccio sistemico e una governance pronta che integri la sostenibilità alla sicurezza clinica e alla gestione economica.

Sanità e clima: una responsabilità crescente

Il documento richiama un punto di fondo. Il cambiamento climatico rappresenta un rischio sanitario diretto. Ridurre l’impronta ambientale del sistema sanitario significa contribuire alla prevenzione di impatti sulla salute collettiva.

“Dato il grande impatto ambientale delle sale operatorie e il pericolo per la salute umana rappresentato dal cambiamento climatico e da altre sfide ecologiche globali, esortiamo coloro che sono coinvolti nella fornitura di assistenza chirurgica a rivedere attentamente queste linee guida e ad adottare quante più raccomandazioni possibili”, concludono gli autori. L’esperienza canadese offre un riferimento concreto per i sistemi sanitari ad alto reddito. Se la sanità può incidere per il 5% sulle emissioni nazionali, la sua trasformazione diventa parte integrante delle strategie climatiche.

Per i professionisti della sostenibilità, la lezione è di tipo operativo. La decarbonizzazione della sanità passa anche attraverso la revisione delle pratiche cliniche quotidiane. Le sale operatorie rappresentano un banco di prova in cui efficienza, sicurezza e impatto ambientale devono convivere. La chirurgia “green” non è una tendenza accessoria. È un indicatore della maturità con cui un sistema sanitario integra la propria missione di cura con la responsabilità ambientale.

Articoli correlati