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L’ex ministro dell’Industria del governo tecnico Dini critica la politica green Ue e promuove le nomine di Eni, Enel e Terna

La politica green dell’Unione Europea, poco efficace e calata dall’alto sugli stati membri e le conseguenze economiche che ricadono sulla classi sociali meno abbienti. Alberto Clò, ex ministro dell’Industria del governo tecnico diretto da Lamberto Dini negli anni ‘90 e direttore responsabile del trimestrale “Energia”, è sempre stato estremamente critico con i dettami di Bruxelles sulla transizione ecologica. Recentemente si è scagliato contro le politiche europee sulla transizione verde, augurandosi anche le dimissioni di Franz Timmermans, vicepresidente della Commissione Ue.

Non sono certo un negazionista” spiega l’ex ministro a SostenibileOggi.it, “Se si vogliono combattere i cambiamenti climatici serve un approccio sistemico. Se il processo di elettrificazione delle auto fosse già compiuto in Italia, per intenderci, in Emilia Romagna l’alluvione ci sarebbe stato lo stesso. Ricordiamoci che sull’impatto ambientale globale il peso dell’Europa conta poco”. Clò riflette sulle “politiche climatiche europee che hanno portato nel 2022 all’aumento delle emissioni. Inoltre, si guarda solo all’offerta, solo a eolico e solare, in poche parole si passa dalla padella del gas russo alla brace delle rinnovabili cinesi”. 

Secondo il direttore di “Energia”, l’Accordo di Parigi ha prodotto “solo tante parole al vento. I tempi della transizione ecologica sono lunghissimi, è un qualcosa di rivoluzionario, riguarda mezzi e modi di produzione, un cambiamento totale di comportamenti di vita, il cambiamento del nostro sistema di valori. I cittadini per esempio sono costretti a rinunciare alla mobilità privata vissuta come sinora, in favore di quella pubblica”.

Poi va fatta una valutazione”, continua l’ex ministro, “Se i risultati conseguiti sinora sono stati così limitati, è valsa davvero la pena di gravare la nostra economia di un peso come quello della politica green? Sulla misurazione dell’impatto economico ci sta pensando la Francia, ma in generale possiamo tirare le somme, si è generato l’aumento dei prezzi dell’energia, poi il rallentamento della crescita economica e del benessere, il processo di riallocazione del lavoro, con perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro”. 

Dalle case green all’acquisto delle caldaie “sostenibili”, poi lo stop alle auto a diesel e benzina (dal 2035): l’ex ministro riflette sul pacchetto di interventi green dell’Ue: “Hanno determinato costi esorbitanti sulle famiglie a basso reddito. Se non riescono a sostenerle le famiglie, deve provvedere lo Stato. Come si finanziano questi investimenti? Se ne parla poco, in Francia si pensa a una patrimoniale per finanziare il processo green. E poi, non ci si rende conto che l’Europa rischia una subalternità di lungo respiro dalla Cina?”.

Il riferimento di Clò è alla supply chain di Pechino sui materiali delle rinnovabili, dai pezzi per gli impianti fotovoltaici al litio, indispensabile per l’elettrificazione dei trasporti. “Abbiamo visto cosa significa dipendere dal gas russo, si è imparata la lezione?” si chiede Clò, “La dipendenza da Mosca non era inevitabile, è stata voluta, frutto di scelte politiche decennali. Siamo passati da 20 metri cubi di gas prodotti 20 anni fa ai tre metri cubi di gas attuali. Oggi si compie lo stesso errore ma una cosa è dipendere dal gas russo e sostituirlo in un anno ma dipendere dalle tecnologie ancora legate alla Cina, che è più pericolosa, perché usa prodotti di esportazioni come armi politiche”.

L’ex ministro, a proposito delle politiche verdi dell’Ue, elogia il governo italiano per l’approccio “pragmatico” sulle rinnovabili: “Ha saputo porre al centro l’interesse nazionale, mentre la sinistra in Europa approva tutto con entusiasmo all’interno di questa questa bulimia regolatoria da parte dell’Europa con zero partecipazione democratica. Tra un anno però si vota alle Europee, sarà un banco di prova per valutare cosa ne pensano gli elettori/consumatori di questo processo green”

Sulle aziende energetiche italiane, l’ex ministro Clò era stato piuttosto critico sulla discontinuità in tema di nomine. Da Eni a Enel, a Terna, il giudizio è invece positivo, a distanza di settimane. “La crisi economica ci ha insegnato che l’impresa pubblica è un asset fondamentale, ci siamo dimenticati delle cose fasulle dette anni fa, tipo Snam che doveva essere venduta addirittura a Gazprom? Concordo con chi sostiene che si sta formando un nuovo ordine energetico mondiale con un potere assoluto agli stati che decidono tutto, come avveniva negli anni ’70. Sulle nomine, è stata garantita continuità in Eni, una parziale discontinuità in Enel, dove Flavio Cattaneo si conferma ad eccellente. Eni però paga la corsa green, che ha determinato acquisizioni estere e quindi anche l’aumento dei debiti, che ora andranno ridotti”.

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