Tempo di lettura: 3 minuti

Loading

Numeri record, rischio climatico e consenso delle comunità locali: la Commissione europea prepara la prima strategia sul turismo, ma il vero banco di prova resta l’attuazione

Settecentocinquantotto milioni di visitatori in un solo anno, un settore che vale circa il 7% del valore aggiunto lordo europeo e oltre 20 milioni di posti di lavoro. Il turismo resta uno dei pilastri economici dell’Unione europea, ma anche uno dei più esposti agli effetti combinati di crisi climatica, pressione territoriale e tensioni sociali. È in questo contesto che la Commissione UE annuncia la prima strategia europea sul turismo, dichiaratamente orientata alla sostenibilità. Una svolta politica che arriva tardi e con margini di manovra limitati, ma che segnala un cambio di approccio ormai difficile da rinviare.

Turismo in Europa, il contesto 

L’Unione europea è oggi la prima destinazione turistica mondiale. Secondo i dati citati dalla Commissione, nel 2024 ha accolto oltre 750 milioni di visitatori, con una concentrazione significativa in quattro Paesi – Spagna, Francia, Germania e Italia – che da soli superano il 60% dei pernottamenti complessivi. Questa polarizzazione, unita alla forte stagionalità, amplifica l’impatto su infrastrutture, risorse naturali, mercato immobiliare e qualità della vita dei residenti.

In parallelo, l’Europa si riscalda a una velocità doppia rispetto alla media globale, aumentando l’esposizione di città e territori costieri a ondate di calore, alluvioni e innalzamento del livello del mare. In questo scenario, parlare di sostenibilità turistica non significa più solo ridurre le emissioni, ma interrogarsi sulla tenuta complessiva dei sistemi locali.

Sostenibilità come criterio di equilibrio

Intervenendo all’ultimo Global Tourism Forum di Bruxelles, il commissario europeo per i Trasporti e il Turismo, Apostolos Tzitzikostas, ha chiarito l’impostazione della futura strategia: “Sostenibilità significa ridurre le emissioni, comprese quelle legate ai viaggi. Ma significa anche gestire le risorse in modo responsabile, proteggere il patrimonio culturale e naturale e garantire che il turismo contribuisca a uno sviluppo regionale più equilibrato”.

Un’impostazione ampia, che riconosce come l’accettabilità sociale del turismo sia ormai una variabile critica. “Queste pressioni rischiano di compromettere la competitività di lungo periodo del settore e persino la sua accettazione da parte delle comunità locali”, ha avvertito ancora lo stesso Tzitzikostas, facendo riferimento ai fenomeni di overtourism che attraversano molte città europee.

Adattamento climatico e resilienza urbana: segnali insufficienti

Alcune città stanno già sperimentando risposte di adattamento. Barcellona investe in verde urbano per contrastare l’aumento delle temperature. Copenaghen sviluppa sistemi di gestione delle acque contro eventi meteorologici estremi. Lungo le coste dei Paesi Bassi si rafforzano barriere naturali contro l’erosione e l’innalzamento del mare. Tuttavia, come osserva Luca Arbau, esperto di resilienza climatica di ICLEI Europe, “servirà lavorare più rapidamente e con investimenti molto più consistenti” per rendere strutturali queste risposte. Il turismo, in questo senso, agisce come moltiplicatore di vulnerabilità: concentra persone e consumi proprio nei luoghi e nei periodi più esposti agli stress climatici.

Turismo in Europa, il ruolo dell’UE: competenze ed effetti

Sul piano giuridico, il turismo resta competenza degli Stati membri. La Commissione non può imporre limiti ai flussi né regolamentare direttamente il settore. La nomina di un commissario con delega specifica rappresenta quindi un segnale politico e non un vero e proprio cambio di poteri. L’influenza dell’UE passa soprattutto attraverso politiche indirette. Come ha ricordato José Ramón Bauzá, fondatore dell’Aviation and Tourism Forum ed ex eurodeputato, “decisioni che non rientrano formalmente nella politica del turismo possono avere un impatto diretto sul settore, sui turisti e sul prezzo finale delle destinazioni”. Il riferimento è a dossier come il regolamento ReFuelEU Aviation sui carburanti sostenibili o il nuovo Entry/Exit System alle frontiere esterne, destinati a incidere su costi, accessibilità e competitività delle destinazioni europee.

In questo quadro, la strategia sul turismo appare più come un tentativo di coordinamento tra politiche esistenti — clima, trasporti, sicurezza, digitale — che come una vera politica settoriale autonoma.

Articoli correlati