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SostenibileOggi intervista Enrico Ducrot, founder di Ecoluxury

Esploratore, archeologo, imprenditore: Enrico Ducrot è una figura multidimensionale che ha fatto del viaggio una chiave di lettura del mondo e del turismo sostenibile un progetto imprenditoriale. Dal 2005 guida Ecoluxury, un network che intreccia ospitalità d’eccellenza e tutela dei territori.

Ai microfoni di SostenibileOggi, Ducrot ragiona di turismo come «flusso», che senza governo e senza l’«humus dell’etica» rischia di erodere i territori invece di rigenerarli. Per lui, l’«identità dei luoghi» è la vera chiave di sviluppo.

Di seguito un estratto dell’intervista.

Con quali criteri selezionate le strutture alberghiere per entrare nella vostra Collection?

La selezione avviene attraverso una griglia di oltre 400 domande che costituiscono il nostro standard di riferimento per una prima valutazione. A questo primo audit segue un approfondimento qualitativo più strutturato. Il nostro approccio si articola lungo quattro pilastri ispirati agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Ma l’elemento umano resta determinante. Non mi riferisco solo alle imprese vissute quotidianamente dalla proprietà, ma anche a strutture legate a fondi immobiliari o grandi gruppi. L’importante è che, qualunque sia il modello di governance, vengano coinvolte figure interne che hanno a cuore la sostenibilità, capaci di spingere l’organizzazione verso standard sempre più elevati.

Che cosa significa oggi lusso sostenibile nel turismo? Come si declina in pratica?

“Lusso” è una parola che spesso genera repellenza. Per me, ha senso solo se legata a un concetto: un soggetto economico con numeriche di impatto relativamente piccole che agisce su un territorio particolarmente tutelato e delicato. In territori fragili, tutelati, l’ospitalità non può essere pensata su larga scala. Un albergo dev’essere piccolo per non compromettere l’equilibrio del luogo che lo ospita. E allora, per garantire sostenibilità economica con volumi limitati, è necessario puntare su un’offerta di alta gamma. Nasce da qui l’intuizione di Ecoluxury: proporre una forma di ospitalità con alberghi-laboratorio, sempre in divenire, che alza l’asticella qualitativa mentre costruisce un modello economico coerente con la conservazione e la valorizzazione del territorio.

Il turismo sostenibile può diventare una leva concreta per la rigenerazione urbana e la qualità della vita dei residenti?

Il turismo è un flusso. Amo usare la metafora dell’acqua: preziosa, vitale, ma se scorre in maniera forte e violenta, distrugge il terreno. Lo stesso accade con il turismo non regolato, non distribuito, non governato. Troppo spesso, il turismo sostenibile viene usato come oggetto di contrapposizione politica con il turismo di massa. Ma è una visione miope. Per l’Italia, la parola chiave dovrebbe essere identità. I turisti internazionali cercano territori con identità. Eppure negli ultimi decenni, molte città l’hanno progressivamente persa. Serve un’inversione. Prima di tutto, occorre salvaguardare la vita dei cittadini. Se una città è funzionale per chi la abita, lo sarà anche per chi la visita.

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