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Il difficile equilibrio tra il potenziamento delle rinnovabili e il mercato del fossile

Triplicare la capacità installata di energie rinnovabili entro il 2030 a livello globale senza intaccare l’attuale produzione del fossile. L’equilibrio è sul filo, ma al G20 in India si è chiuso il pacchetto con alcuni punti scivolosi, tra cui questo passaggio sulle rinnovabili. 

Dunque, si punta a un nuovo target. Il G20 in India “perseguirà e incoraggerà gli sforzi per triplicare la capacità di energia rinnovabile a livello globale attraverso obiettivi e politiche esistenti”, si legge al punto 38 della dichiarazione finale del vertice. Il tema era stato messo sul tavolo da mesi dai paesi occidentali (Ue inclusa) e dovrebbe diventare uno dei punti centrali dell’attesa Cop28 a Dubai, a dicembre. 

Ma se le rinnovabili sono il punto centrale, va trovato posto anche all’ambizione – e lì sorgono prepotentemente le difficoltà – ad altre tecnologie a zero e a basse emissioni. Ossia, la cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) o la rimozione diretta dall’aria (DAC) che permettono di abbattere i livelli emissivi ma, al tempo stesso, allungano la vita alle fossili.

Quindi, rinnovabili e altre tecnologie, indicazioni flebili sui fossili e la vaga allusione sulla neutralità climatica da centrare entro il 2050. Sebbene l’Onu abbia pubblicato prima del G20 in India il primo Global Stocktake previsto dall’accordo di Parigi: un documento che fa il punto sullo stato di avanzamento verso gli obiettivi degli 1,5 e 2 gradi e che propone soluzioni e cambi di rotta. Il rapporto evidenzia che per non sforare l’accordo bisogna tagliare almeno del 60% entro il 2035 i gas serra rispetto ai livelli del 2019. Il punto ha prodotto disaccordo tra i paesi presenti rappresentati al vertice indiano.

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