Tempo di lettura: < 1 minuto

Loading

Diversi paesi ricchi, tra cui gli Stati Uniti, sono parecchio dubbiosi sulla creazione del fondo

Un fondo per perdite e danni derivanti dall’emergenza climatica, da circa 100 miliardi di dollari, da stanziare entro il 2030: è la richiesta che è stata inoltrata dai paesi meno sviluppati tra Africa, Sudamerica, area Asia-Pacifico all’indirizzo delle Nazioni Unite, la probabile base programmatica di una discussione che prenderà corpo tra novembre e a dicembre alla COP28, a Dubai.

I paesi cercheranno di definire i dettagli di questo fondo per le emergenze dettate dal clima. Se davvero fosse lanciato, sarebbe il primo fondo delle Nazioni Unite dedicato ad affrontare i danni irreparabili prodotti da fenomeni come siccità, inondazioni e innalzamento del livello del mare.

Secondo gli stati richiedenti (sono al momento 46), il plafond da 100 miliardi di dollari rappresenterebbe un risarcimento minimo, una specie di una rete di sicurezza quando gli impatti climatici sovraccaricano la capacità di far fronte di un paese. Un report commissionato dalle Nazioni Unite indica in circa 150-300 miliardi di dollari il consuntivo dei danni derivanti dal clima nei prossimi sette anni. Forse, una stima per difetto.

Tuttavia, le decisioni della COP28 necessitano del sostegno unanime dei quasi 200 paesi che partecipano ai vertici delle Nazioni Unite sul clima e la richiesta potrebbe essere in contrasto con la posizione di alcuni paesi (tipo gli Stati Uniti) che poi dovrebbero finanziare il fondo. Un gruppo di 24 negoziatori provenienti da tutto il mondo si incontrerà a Santo Domingo per il terzo dei quattro incontri per discutere come funzionerà il fondo, in vista della Cop28 che si terrà a Dubai.

Articoli correlati