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Secondo l’analisi, l’Italia dovrebbe accelerare del 50% la produzione di questo tipo di fonte rinnovabile

L’idrogeno verde è un capitolo pieno di potenzialità e di punti oscuri per l’Italia. Lo rileva anche lo studio di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), secondo cui – è la sintesi su quanto dovrebbe fare il nostro Paese per accelerare sul tema – si dovrebbe alzare almeno del 50% la capacità che risulta già installata per sostituire circa il 20% del gas naturale utilizzato. Insomma, dovrebbe verificarsi una specie di miracolo, un’addizione tra 25-30 GW, anche se ci sono settori industriali – acciaio, vetro, cemento – che possono innestare marce alte per sfruttare questa fonte di energia rinnovabile. Marce per ora ostacolate da alcuni fattori, come – aggiunge CDP – i costi di produzione che schizzano verso l’alto e una domanda di mercato che risente dei pochi incentivi messi in campo. Sarebbe dunque l’istituzione di un sistema regolatorio a fare la differenza per il decollo del settore.

Il contesto europeo e le potenzialità italiane

Le politiche energetiche europee – lo dimostra il pacchetto di proposte che fanno parte del ‘Fit for 55‘, del RePowerEU e dei fondi del Next GenerationEU – sono strutturate sul potenziamento dell’idrogeno verde. Secondo il report di CDP, il possibile boom dell’idrogeno in Italia presenta dei punti di forza rispetto agli altri competitor europei. La prima arma italiana sarebbe il sistema produttivo basato sulla manifattura, poi una rete di gas naturale che potrebbe essere convertita all’idrogeno, ma dovrebbero avere un ruolo importante anche il biometano (che pure incorre in diversi intoppi) e lo sviluppo delle energie rinnovabili, che sono presenti in quantità inesauste in alcune aree del paese, soprattutto nel Mezzogiorno.

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