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Parigi giustifica la scelta: precauzione in vista dei periodi freddi. Anche la Germania continua ad accelerare sul carbone

La Francia decide di tenere accese le centrali a carbone fino alla fine del prossimo anno. Recentemente è stato scritto un decreto dal primo ministro Elisabeth Borne e dal ministro della Transizione Energetica Agnès Pannier-Runacher: una scelta voluta da Parigi, ha riferito l’Eliseo, per scongiurare ogni tipo di emergenza energetica nei prossimi mesi, nonostante l’Ue abbia riferito nei giorni scorsi che i paesi membri avessero fatto scorte per non avere problemi durante i mesi freddi. 

Le due centrali a carbone rimaste in Francia, una nel centro-ovest (Cordemais) e l’altra nel nord-est (Saint-Avold) del Paese, possono essere chiamate in rete in caso di forte domanda fino alla fine del 2024. In realtà non è una mossa sconosciuta: l’inverno scorso la Francia ha fatto una mossa simile riaprendo l’impianto di Saint-Avold nel novembre 2022 per liberarsi dal combustibile russo e compensare la mancanza di energia causata dalla non piena operatività della sua flotta nucleare.

I due impianti a carbone potranno operare più a lungo di quanto inizialmente previsto, dal momento che l’intera flotta francese di quattro centrali a carbone avrebbe dovuto chiudere prima del 2022, come promesso sei anni fa dal presidente Macron. 

L’impianto di Le Havre, nel nord-ovest della Francia, ha chiuso definitivamente i battenti nel 2021, mentre l’impianto di Gardanne, nel sud-est della Francia, è stato convertito in una centrale a biomassa. L’impianto di Cordemais subirà la stessa sorte a partire dal 2026, mentre l’impianto di Saint-Avold ha chiuso nel marzo 2022 prima di essere rilanciato. La sua chiusura definitiva è quindi attualmente prevista per la fine del 2024.

Sul carbone ci sono stati diversi ripensamenti negli ultimi mesi: in Germania, per esempio, è stata riattivata una centrale esattamente un anno fa e l’uscita del carbone sarà con ogni probabilità spostata assai più avanti del 2030 (forse nel 2038). Parigi invece ha spiegato che resta la deadline del 2030 ma è tutto da vedere. In Italia sono in funzione dei impianti e il governo ha firmato a luglio un atto di indirizzo per ridurre al minimo la produzione.

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