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In vista del testo finale della manovra, spuntano gli emendamenti Guidi su continuità della cura, fragilità e disabilità in un Paese che invecchia sempre di più

L’Italia avanza nell’età, ma arretra nella continuità della cura. È il paradosso che oggi attraversa ospedali, famiglie e territori, mentre il Paese supera quota 23mila centenari (+2mila fra il 2024 e il 2025) e cresce a quasi il 90% del totale la quota di persone con disabilità che convivono con almeno una malattia cronica (ISTAT, 2024).

Sostenibilità sanitaria, verso la Legge di Bilancio

In questo scenario, due emendamenti alla nuova Legge di Bilancio – al momento in fase di definizione – puntano a promuovere la medicina di prossimità e la continuità assistenziale, portando la cura dentro gli spazi di vita delle persone, dalla casa alla comunità di riferimento. Presentati dal senatore Antonio Guidi, si tratterebbe di un passaggio volto a innestare la sostenibilità sociale e la centralità della persona-paziente all’interno del doveroso efficientamento gestionale del Sistema Sanitario Nazionale.

Il primo emendamento, nato a seguito di un confronto con Associazione Confindustria Home and Digital Care e sulla base dell’esperienza di successo di alcune Regioni, introduce un regime stabile di dimissioni protette e cure domiciliari post-acuzie. Il secondo, elaborato con Aism e con il sostegno della SIN, estende e rafforza l’accesso alle cure palliative, in particolare per pazienti con malattie neurologiche gravi.

Il quadro attuale

Gli emendamenti arrivano in una fase delicata per la sanità sociale italiana. La distanza fra ospedale e territorio, la carenza di servizi domiciliari strutturati e la pressione sui pronto soccorso evidenziano la necessità di un modello più integrato, capace di unire cura clinica, supporto sociale e prevenzione della vulnerabilità. In questo scenario, dimissioni protette e accesso ampliato alle cure palliative si inseriscono come strumenti per ricucire le fratture della filiera assistenziale e riportare la persona – e non solo l’episodio acuto – al centro dell’organizzazione sanitaria.

Dimissioni protette, DRG post-acuzie per pazienti fragili

Per molti pazienti fragili, la dimissione ospedaliera coincide ancora con una soglia critica. In particolare, si verificano rientri a casa senza un progetto di assistenza, rischio di reingressi inutili, terapie disarticolate e carico crescente sui caregiver.

Con l’emendamento sulle dimissioni protette, il paziente potrà uscire dall’ospedale con un piano di cura domiciliare garantito. Le cure domiciliari sostituiranno o integreranno il ricovero, evitando accessi impropri al Pronto Soccorso e riducendo i rischi clinici derivanti da interruzioni della cura. 

Cure palliative, si apre alle malattie neurologiche gravi

L’emendamento per le cure palliative estende il diritto sancito dalla legge nazionale 38/2010 alle condizioni non oncologiche. Oggi, mentre i pazienti oncologici beneficiano di percorsi consolidati, le persone affette da malattie croniche e degenerative restano spesso escluse da un’assistenza palliativa strutturata, nonostante le evidenze scientifiche ne dimostrino l’efficacia nel migliorare la qualità di vita di pazienti e caregiver.

In coerenza con le raccomandazioni dell’OMS e i documenti congiunti SIN–SICP, la proposta specifica che una quota del finanziamento aggiuntivo destinato alle reti di cure palliative sia prioritariamente indirizzata a queste patologie, così da favorire una presa in carico tempestiva, multidisciplinare e omogenea su tutto il territorio nazionale.

Sostenibilità sanitaria, dall’ospedale alla casa

Gli emendamenti, precisa Guidi ai microfoni di SostenibileOggi, “marcano un cambio di paradigma: dal ricovero episodico alla cura integrata, dall’ospedale alla casa. È una proposta – continua il neuropsichiatra – che nasce per essere concreta e sostenibile, senza oneri aggiuntivi, e rispettosa della dignità delle persone, per costruire quel sistema di medicina di prossimità che il Paese reclama da tempo”.

Cultura vs. tecnica

Ottimizzazione della spesa pubblica? Efficientamento gestionale? La sostenibilità applicata alla sanità implica anche la capacità di evitare danni prevedibili e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla cura. Nel rispetto di ippocratica memoria della dignità non negoziabile del paziente.

In questo contesto, i due emendamenti esaminati possono costituire interventi di innovazione sostenibile, in quanto preservano risorse – cliniche, sociali, familiari – e rafforzano la resilienza del territorio.

Se approvati, gli emendamenti avranno bisogno di una regia regionale attenta, attraverso l’integrazione tra servizi e monitoraggio di qualità. Il nodo è anche culturale: passare dal “dopo il ricovero” al continuum assistenziale. 

Sostenibilità sanitaria, Guidi: “Vivere con certezza di cura e dignità”

In un’Italia che vede oggi la quasi totalità delle persone con disabilità alle prese con una malattia cronica, oltre quella del pregiudizio e della solitudine, la rivoluzione copernicana a cui deve guardare la sanità e la politica non è solo vivere più a lungo, ma vivere con certezza di cura e dignità”, è la sintesa del promotore. 

Parole che intercettano la realtà quotidiana di molte persone con disabilità, per le quali il 3 dicembre si celebra la Giornata mondiale, prime testimoni di quanto la fragilità sia spesso acuita da un sistema sanitario costruito intorno all’urgenza o alla sola sospensione temporanea del dolore. È nel ricomporre il tempo della vita e il tempo dell’assistenza, insieme alla capacità di prendersi cura delle vulnerabilità, che la sostenibilità sanitaria trova una delle sue misure più nobili. 

In ultima analisi, un obiettivo che l’Italia, in un’epoca di longevità crescente e disabilità diffuse, non può più permettersi di rimandare.

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