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Il governo scozzese lavora da anni alla strategia di decarbonizzazione del settore marittimo. Tra PNC e Pnrr, l’Italia dispone di 9,2 mld di euro per la trasformazione green dei porti

Oltre 70 milioni di euro in dieci anni per diventare il primo porto britannico a emissioni zero entro il 2040. La strategia di decarbonizzazione dei trasporti del governo scozzese verso la sostenibilità ambientale passa attraverso anche il settore marittimo e in quest’ottica rientra l’investimento sul nuovo porto di South Aberdeen. L’obiettivo è ridurre le emissioni e promuovere combustibili alternativi a basse emissioni di carbonio. Sarebbero già state applicate misure al porto della città scozzese per ridurre l’impatto ambientale delle sue operazioni sulle banchine, come i veicoli elettrici e l’installazione di illuminazione a LED. Tra i punti per i piani futuri ci sono prove di olio vegetale trattato per navi portuali.

Il nuovo porto di Aberdeen South, che ospita anche navi da crociera, rappresenta il più grande progetto di infrastrutture marittime del Regno Unito. Sono stati spesi oltre 450 milioni di euro per la trasformazione green, verso l’eolico offshore e idrogeno verde

La strategia di decarbonizzazione dei porti ovviamente tocca non solo il Regno Unito ma anche l’Unione europea. All’interno del Pnrr (assieme al Piano Nazionale Complementare, PNC) ci sono risorse importante per la trasformazione dei porti italiani, da energivori a produttori di energia: 9,2 miliardi di euro con il 46,9% destinato al Sud, il 37,7% al Nord e il 15,4% al Centro Italia, come spiega il Rapporto Investimenti e Riforme per la Portualità di ottobre 2022. Tra le misure del PNC ci sono quasi 2,8 miliardi di euro sono stanziati per lo sviluppo dell’accessibilità marittima e della resilienza delle infrastrutture portuali ai cambiamenti climatici, per cui sono previsti 22 interventi in 14 porti. Poi 675 milioni per l’elettrificazione delle banchine, con 44 interventi previsti in 34 porti, 

Nel Pnrr ci sono 270 milioni per “rendere le attività portuali più compatibili e armoniose con le attività e la vita urbana, grazie ad interventi per ridurre i consumi energetici e aumentare la sostenibilità ambientale, utilizzando anche energie rinnovabili”, con l’obiettivo di contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2 nelle città portuali del 55% entro il 2030.