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Ci sarà una riduzione dei profitti del 50%, poi un balzo del 40% per ogni ettaro di terra
La presenza dei trattori in diverse città italiane ed europee è un ricordo fresco e ha indotto l’Ue anche a rivedere solo in minima parte le sue politiche dopo l’approvazione a fine febbraio (a conclusione di un iter legislativo di quasi due anni) della legge sul ripristino della natura, che secondo gli agricoltori andrà a determinare un calo nei profitti. In ogni caso, almeno secondo quanto stabiliscono alcuni studi, il processo verso l’agricoltura rigenerativa dovrebbe portare grandi benefici. Lo rileva Boston Consulting Group: inizialmente si determinerà una riduzione iniziale dei profitti fino al 50%, per poi produrre un balzo degli stessi profitti per ettaro di terra di oltre il 40% nel medio periodo, rispetto a quelli attuali.
Altro studio BCG
Uno studio del BCG di tre anni fa già metteva in evidenza come la biodiversità avrebbe determinato un impatto non solo ambientale ma anche sugli affari del settore. Ma lo studio attuale collima in buona parte con le stime dell’Ue sul ritorno economico dell’agricoltura rigenerativa: ogni euro investito nel ripristino dei terreni determinerebbe un rendimento tra 8 euro e 38 euro.
La legge sul ripristino della Natura
Discussa da più parti, ma evidentemente indispensabile per far crescere l’agricoltura sostenibile. La “Nature restoration Law” fissa i paletti al 20% di ripristino delle aree terrestri e marine dell’Ue entro il 2030, poi al 60% entro il 2040 e al 90% degli ecosistemi entro il 2050. Così si andrà a imporre una rivoluzione nella catena del valore dei vari segmenti del settore agricolo e anche nella pesca.