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Secondo l’EEA, ogni europeo acquista 19 kg di abiti l’anno, ma 1 su 10 non viene mai usato. Il tessile europeo tra ambizioni green e realtà produttiva

Tra intenzioni e promesse, la sostenibilità tessile resta un obiettivo ancora implausibile. Responsabile del 10% delle emissioni globali di CO2 – più di quanto combinato da aviazione e trasporti marittimi – l’industria tessile si posiziona attualmente in una spirale di crescita incontrollata, alimentata dalla logica del fast fashion con prezzi allettanti e design trendy che strizzano l’occhio al consumatore frettoloso e inconsapevole.

I numeri dei prodotti tessili

Secondo l’European Environment Agency, fino al 9% dei prodotti tessili non viene mai utilizzato, finendo direttamente nei rifiuti. Nel 2022, i consumatori europei hanno acquistato in media 19 kg di abbigliamento, un aumento del 12% rispetto al 2019. Numeri che confermano l’effetto moltiplicatore del modello fast fashion, basato su rotazioni accelerate e spinta al consumo non pianificato.

In questo contesto, le azioni concrete per ridurre gli sprechi e promuovere pratiche sostenibili restano insufficienti. Anzi, si mescolano a greenwashing sempre più all’avanguardia. E i propositi di sviluppo si sovrappongono alle variegate normative europee.

Sostenibilità tessile, normative europee tra ambizione e implementazione

L’EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles (2022), il regolamento Ecodesign for Sustainable Products (ESPR) e le direttive sulla Extended Producer Responsibility (EPR) delineano un percorso ambizioso: rendere il settore più trasparente, circolare ed efficiente sotto il profilo delle risorse. Tuttavia, l’effettiva attuazione resta ancora in una fase iniziale o sperimentale. Molte imprese non sono ancora obbligate a rendicontare sull’intero ciclo di vita dei prodotti, né a gestire attivamente i flussi post-consumo.

Intenzioni vs. azioni: il caso Decathlon

Secondo il Financial Times, Decathlon possiede oltre 1.700 dei suoi 1.800 punti vendita globali che offrono servizi di riparazione dei prodotti che rappresentano circa il 3,2% del fatturato globale di Decathlon. Venendo al tessile, la predilizione per fibre sintetiche rispetto a quelle riciclate è ancora massiccia. Inoltre, la continua crescita della produzione e la mancanza di trasparenza completa nella supply chain sollevano preoccupazioni riguardo al rischio di greenwashing.

Sostenibilità tessile, la responsabilità del consumatore

Al pari di quella del produttore, la responsabilità del consumatore è un aspetto fondamentale nel percorso verso una sostenibilità tessile autentica, che supera la soglia psicologica della sola intenzione e si fa adempimento, pratica e valore.

Preferendo brand che adottano politiche ambientali e sociali virtuose, il consumatore può spingere il settore a evolversi verso pratiche più sostenibili. Tuttavia, la responsabilità attribuita al consumatore non deve oscurare quella sistemica. Se il ritmo di adozione delle soluzioni sostenibili resta troppo lento, anche la domanda informata rischierà di rimanere marginale.

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