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Studio IIA: solo il 7% delle PMI italiane si assicura contro effetti da calamità naturali

L’Italia punta poco sulle polizze che offrono una protezione alle aziende e anche ai privati per i danni che sono provocati dal climate change. E’ almeno quello che emerge da un’indagine compiuta sul 2022 dell’Italian Insurtech Association (IIA), che riunisce gli attori della filiera assicurativa che sviluppano prodotti e offerte per le nuove sfide lanciate dal consumatore digitale. Lo studio piazza il nostro paese agli ultimi posti nell’ambito dell’Ue sulle coperture assicurative nei confronti degli eventi meteorologici estremi. 

Sempre l’IIA spinge per l’investimento in tecnologia, sviluppando le soluzioni meteo parametriche, che prevedono con un certo anticipo un evento atmosferico sulla base di misurazioni di un soggetto terzo. L’obiettivo è far crescere la penetrazione sui privati e sulle aziende in termini di sottoscrizione di queste polizze, in grado di offrire una protezione migliore nei confronti dei danni provocati dal cambiamento climatico.

Lo studio IIA evidenzia che in Italia nel 2022 è risultata a rischio ⅓ delle imprese per danni economici derivanti da fenomeni naturali. Un fattore che però non ha spinto le stesse aziende a prendere provvedimenti: solo il 7% delle piccole e medie imprese si è assicurato contro gli effetti delle calamità naturali. Inoltre, solo il 10% degli agricoltori italiani ha stipulato una polizza assicurativa contro i danni atmosferici, un dato che stride per esempio con quello tedesco, fissato intorno al 70%.

La soluzione – o una delle soluzioni – è rappresentata dagli investimenti in startup insurtech: in Italia sono stati investiti 120 milioni di euro in startup del settore nel corso dello stesso anno ma secondo l’IIA bisognerebbe alzare l’asticella, arrivare a investimenti per 500 milioni di euro per stimolare l’incremento di nuova soluzioni e la sperimentazione di nuovi prodotti.

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