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Nuovo passo a livello europeo sulla trasparenza dei dati, ora la palla passa a Parlamento e Consiglio Ue

Dati sempre più comparabili e affidabili su scala europea. La Commissione Ue ha dato il via libera agli Standard Europei per la Rendicontazione sulla Sostenibilità (European Sustainability Reporting Standards ESRS): si tratta di un nuovo passo in avanti verso la trasparenza dei dati per rispondere ai criteri di misurabilità e di monitoraggio dei percorsi di sostenibilità. Strumenti per andare a misurare – nell’ambito della trasformazione sostenibile – le questioni ambientali, sociali e di governance, per proteggere l’ambiente, la biodiversità e garantire il rispetto dei diritti umani nelle aziende. 

Gli standard ESRS sono in particolare destinati a tutte le imprese soggette alla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), ossia la direttiva sull’obbligo di rendicontazione dei dati delle aziende in Europa che entrerà in vigore entro il prossimo anno. E’ un passaggio essenziale nella creazione della politica Ue per la finanza sostenibile, mettendo a disposizione degli investitori le informazioni sui rischi e sulle opportunità che mettono in relazione le attività aziendali con i fattori ambientali e sociali. 

Con l’approvazione della Commissione Ue, gli standard ESRS vanno all’esame del Parlamento Europeo e del Consiglio Ue. Se accettati, le società che nel passato erano soggette alla Non-Financial Reporting Directive (NFRD) e le grandi imprese quotate non Ue attive in Europa con dimensioni superiori a 500 dipendenti avranno la necessità di predisporre una rendicontazione in linea con gli standard ESRS per l’anno finanziario 2024. Dal punto di vista pratico le relazioni relative a questo adempimento saranno poi emesse nel 2025.

Per quanto attiene invece alle PMI: il recepimento della normativa prevede tempi più ampi con le prime rendicontazioni di sostenibilità in linea con i principi ESRS in arrivo nel 2027, con alcune opzioni.

Gli obblighi previsti dalla ESRS riguardano anche le imprese non Ue attive in ambito Ue con fatturato superiore ai 150 milioni di euro o con una filiale attiva in Ue con un fatturato superiore a 40 milioni di euro o aziende controllate. In questo caso l’obbligo si concretizza in comunicazioni che dovranno riguardare l’esercizio finanziario 2028 con comunicazioni sull’anno 2029.

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