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Dai Ispra: quasi 59 mila ettari consumati dalle fiamme, soprattutto in Sicilia e Calabria
Grecia, Spagna, Italia: l’estate degli incendi, tra temperature roventi, venti forti, siccità e vegetazione secca. Si è di fronte a una crisi climatica e ambientale che non si può affrontare solo con un approccio basato sulla gestione dell’emergenza, ma ovviamente sul controllo dei territori e sulla gestione forestale: l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) in un recente report ha sancito che nel periodo compreso tra gennaio e agosto si è arrivati a 59 mila ettari toccati dalle fiamme, di cui oltre 9400 di ecosistemi forestali: quelli più colpiti sono porzioni di macchia mediterranea e boschi di leccio (63%) e superfici ricoperte da boschi e rimboschimenti di conifere (20%).
Il 93% delle aree bruciate finora comprendono territori della Sicilia (75%) e della Calabria (18%), soprattutto la provincia di Palermo (oltre 15 mila, di cui il 20% foreste), poi la provincia di Reggio Calabria e Messina.
Sempre l’Ispra istituto aggiunge inoltre che dal 5 al 7 agosto anche la Sardegna è stata interessata da numerosi incendi che hanno avuto un impatto relativamente limitato sugli ecosistemi forestali.
I dati dell’Ispra sono rilanciati da Legambiente, che evidenzia quanto le fiamme stiano minacciando la biodiversità italiana. Il problema dei roghi si aggrava durante l’estate, con alcune regioni profondamente colpite come Sicilia, Calabria e Sardegna, ma interessa il paese durante tutto l’anno: da gennaio 2023 al 27 luglio (dati Legambiente) sono andati a fuoco 51 mila ettari e spesso si tratta di incendi dolosi. Calabria e Sicilia sono ai primi posti della classifica 2022 delle regioni più colpite dalle azioni incendiarie, rispettivamente con 611 e 544 reati contestati. Segue al terzo posto il Lazio con 479, la Toscana con 441 e la Lombardia, che dal decimo passa al quinto con 415.
Legambiente sottolinea la necessità di una maggiore prevenzione, su più livelli, anche definendo un soggetto unico come la Protezione Civile nazionale per gestire gli incendi boschivi in maniera integrata, e garantendo un maggiore coordinamento tra le istituzioni e gli attori coinvolti.
Inoltre, secondo l’associazione ambientalista, servono pene più severe estendendo quelle previste dal Codice penale per il reato di incendio boschivo a qualunque tipologia di incendio di vegetazione. E bisogna migliorare il sistema di raccolta, analisi e condivisione dei dati sugli incendi in Italia attraverso investimenti tecnologici e semplificazioni normative.