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La strada: dalla diversa percezione dell’opinione pubblica alla triplicazione degli investimenti sulle rinnovabili
Un’accelerazione decisa sulla transizione energetica, eliminando alla radice ogni dubbio sul nucleare. Questa è la strada da percorrere per produrre risultati quanto prima secondo il report stilato di recente da Capgemini – società che lavora nel settore della consulenze informatica, della fornitura di servizi professionali e outsourcing – attraverso lo studio annuale, realizzato in collaborazione con Vaasa Ett ed Enerdata. Il report fa il punto sullo stato attuale della transizione energetica e non è uno scenario ideale: le emissioni di gas serraGas serra: cosa sono e quale impatto hanno sull'ambiente Definizione di gas serra Cosa sono i gas serra I gas serra sono una serie di composti chimici presenti nell'atmosfera che hanno la capacità di trattenere il calore proveniente dal Sole,... Approfondisci continuano a crescere ed è sotto gli occhi di tutti quali siano le conseguenze del cambiamento climatico, molto più rapide del previsto. Secondo il report, un passo in avanti sarebbe determinato soprattutto grazie a una diversa percezione sul tema transizione da parte dell’opinione pubblica e per arrivare a questo servirebbero anche norme più chiare.
La capacità di produzione da fonti rinnovabili a livello globale deve triplicare
Questo è un altro elemento sul tavolo dell’analisi di Capgemini ed è anche più complicato da raggiungere. Tra l’altro è stata anche una delle dichiarazioni d’intenti emerse alla Cop28 di Dubai. Nel 2022 gli investimenti per la transizione energetica sono arrivati a 1,3 trilioni di dollari ma paradossalmente è ancora poco. E pure il dato sulla quota di 340 Gigawatt raggiunta nel corso dello scorso anno è inferiore a quello che servirebbe concretamente per cambiare marcia sul fronte emissioni sul lungo periodo. Secondo Capgemini, il consumo di energia elettrica dovrebbe triplicarsi entro il 2050. Insomma, si fa meglio ma serve fare molto, molto di più. E non si dovrà avere alcun tipo di pregiudizio verso la produzione di energia nucleare, un elemento ritenuto indispensabile per arrivare a ottenere risultati tangibili entro il 2050.