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ESMA, in un report prodotto nelle ultime battute del 2023, registra un incremento dei casi nell’Ue negli ultimi anni

Si continua a parlare (e scrivere) frequentemente del fenomeno greenwashing, anche per la recente normativa contro le dichiarazioni “fuorvianti” prodotte dall’Unione europea e dal Regno Unito. Senza dimenticare le controversie che sono sorte in diversi Paesi, coinvolgendo anche diversi colossi industriali. Lo European Securities and Markets Authority, noto come ESMA, in un report prodotto nelle ultime battute del 2023, registra un incremento dei casi nell’Ue negli ultimi anni. Sarebbe toccato, aggiunge ESMA, anche il settore finanziario, arrivando alla conclusione che, così come è strutturato, il mercato non funziona e indebolisce la fiducia dei clienti/consumatori. Tra gennaio 2020 e dicembre 2021, ben 191 aziende europee sono state accusate di greenwashing. Eppure, sempre secondo ESMA, non ci sarebbe stata la caduta a picco delle azioni delle stesse imprese coinvolte da questi casi. E va sempre ricordato che nell’arco del 2024 dovrà essere recepita nei Paesi membri dell’Ue la direttiva che impegna le grandi imprese europee a pubblicare i dati ambientali relativi al modello di business utilizzato. 

I casi più mediatici di Greenwashing

Istituti di credito, colossi petroliferi, case di moda, eventi sportivi, compagnie aeree: nel calderone del greenwashing c’è stato spazio per tutti, o quasi. Per le banche, HSBC, DWS e DBS, solo per citarne qualcuna. Nel settore Oil & Gas ci sono state Chevron, ExxonMobil, Shell, TotalEnergies, BP, mentre tra le multinazionali Michelin, KLM, Unilever.

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