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Il ministro per la Protezione Civile: “Le calamità sono di una frequenza tale da indurre ad assumere soluzioni assolutamente radicali”

Noi riteniamo che si debba fare come fanno alcune moderne democrazie del mondo a cominciare dal Giappone. Se io ho una macchina la prima cosa che faccio è che la assicuro. È un bene che mi appartiene, se io ho una casa la prima cosa che faccio, soprattutto se so che è in una zona esposta a rischio alluvione, frana, terremoto, la assicuro. Chi non ha la possibilità di farlo vuol dire che dimostrerà di non poterlo fare e si avvarrà di un intervento che lo Stato pensa di poter fare per chi dimostrerà di non avere un reddito sufficiente”. È quanto detto dal ministro per la Protezione Civile e per le politiche del Mare, Nello Musumeci, a proposito della necessità delle aziende di sottoscrivere polizze assicurative contro gli eventi climatici avversi, a margine di un evento a Napoli, dove era presente anche SostenibileOggi.  

“Ormai non è più possibile, le calamità sono di una frequenza tale da indurre ad assumere soluzioni assolutamente radicali. Lo abbiamo già fatto con le imprese, è già previsto dalla legge di bilancio 2024, gradualmente lo faremo anche per le famiglie e valuteremo con quali criteri e temporalità, con quale scadenza temporale“, ha concluso il ministro, riproponendo un tema decisamente attuale, tenendo conto anche delle alluvioni in Piemonte e Valle d’Aosta

Secondo il recente report dell’Osservatorio Sara Assicurazioni, solo il 16% degli italiani percepisce sicurezza sulla propria abitazione, ritenendola al sicuro dagli eventi avversi determinati dal clima. Invece oltre otto su dieci si dicono sensibili al tema e il 42% è preoccupato per i potenziali danni nel prossimo futuro. Un altro studio prodotto da Cerved e il gruppo MBS Consulting e SpazioDati mostra come l’esposizione potenziale massima delle assicurazioni arriva a 1,7 trilioni di euro, di cui un trilione fa riferimento a terreni e fabbricati. Sempre lo studio mostra che le PMI italiane con tetto a nove dipendenti continuano a non assicurarsi nella quasi totalità dei casi (lo ha fatto solo il 5,6) e il trend è simile per le aziende con 10-49 dipendenti, mentre il quadro è diverso per le grandi aziende, dove ci si assicura in media nel 70-80% dei casi contro terremoti e alluvioni

Il parere di Unipol

Lo spiegava qualche tempo fa a SostenibileOggi.it Marisa Parmigiani, Head of sustainability and stakeholder management Unipol Group: l’assicurabilità dei rischi e un piano di adattamento al climate change servono per ridurre i potenziali danni per le imprese, erogando in tempi brevi una somma che impedisce alla stessa azienda che ha subito il danno di non uscire dal mercato, in considerazione dell’aumento significativo di eventi ambientali avversi e dalle stime sull’aumento della temperatura media. Per questo motivo, secondo Parmigiani, le compagnie assicurative, per fare fronte alla sempre maggiore domanda di protezione dai fenomeni climatici, soprattutto da parte dei consumatori italiani, devono e possono reagire implementando strumenti innovativi e intelligenza artificiale oltre che aumentando la collaborazione con il pubblico

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