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L’espansione dell’AI e del cloud spinge gli impianti a raffreddamento ad alto consumo: oltre 560 miliardi di litri d’acqua l’anno a livello globale, con ampia vulnerabilità nei territori a stress idrico

I data center, fulcro della rivoluzione digitale e dell’IA, stanno diventando anche enormi consumatori d’acqua. Questo caso passa spesso sotto silenzio perché i dati energetici dominano l’agenda ESG, ma il consumo idrico legato al raffreddamento e all’alimentazione elettrica è altrettanto critico. Con la crescita esponenziale dei workloads generati da IA, il problema si fa sistemico: trattenere enormi volumi d’acqua in aree già ad alto rischio idrico mette a repentaglio la resilienza ambientale, la competitività delle infrastrutture e la legittimità delle imprese digitali.

Dati center AI, contesto e dimensioni

I data center fanno ampio ricorso all’acqua per due principali motivi: il raffreddamento dei server, spesso ad acqua evaporativa, e l’energia necessaria ad alimentare le infrastrutture, che a sua volta richiede acqua nelle centrali di produzione. Secondo stime recenti, a livello globale i consumi idrici del settore superano 560 miliardi di litri l’anno, con proiezioni che guardano ad oltre 1.200 miliardi entro il 2030 se l’espansione continuerà senza mitigazioni. Negli Stati Uniti, un singolo centro da 100 MW può consumare circa 2 milioni di litri al giorno, equivalente al fabbisogno quotidiano di circa 6.500 famiglie. Questa dimensione espone il settore digitale a rischi idrici rilevanti, specialmente nelle aree già segnate da scarsità d’acqua.

Tecnologia e materiali: raffreddamento, efficienza e alternative

La maggior parte dei data center utilizza sistemi di raffreddamento evaporativo che comportano significativi consumi d’acqua. Fonti specializzate segnalano l’uso di circa 300.000 galloni (vale a dire: 1,14 milioni litri) al giorno per strutture medie, equivalenti al consumo domestico di oltre 100.000 abitanti.

Le tecnologie emergenti puntano su sistemi chiusi, raffreddamento ad aria o liquido non evaporativo. Ad esempio Microsoft ha annunciato data center che “consumano zero acqua” per il raffreddamento. Ma tale transizione richiede investimenti e tempo, e l’adozione non è uniforme. 

Data center AI: trasparenza, metriche e rischio

Nel panorama normativo manca ancora una reporting consolidata sulla quantità di acqua dichiarata dai fornitori digitali. Le istituzioni europee e internazionali si stanno muovendo: un recente studio UE ha evidenziato che i data center più grandi (>10 MW) risultano fino a tre volte più efficienti nell’uso dell’acqua rispetto ai più piccoli. Dal punto di vista finanziario, gli investitori ESG iniziano a inserire il water risk dei data center nella valutazione dei progetti. La mancanza di dati, la localizzazione in aree fragili e la dipendenza da acqua tradizionale rappresentano fattori di rischio reputazionale e operativo.

Trade-off e next step

La trasformazione digitale è una delle colonne portanti di questo decennio, ma senza un cambio di paradigma sull’uso dell’acqua nelle infrastrutture critiche rischia di generare un paradosso: infrastrutture smart che scaricano un peso idrico insostenibile su territori vulnerabili. Il trade-off è evidente: potenza di calcolo vs. risorsa acqua. Le organizzazioni che sapranno governare questa tensione – con scelte tecnologiche, governance rigorose e localizzative consapevoli – potranno trasformare il rischio in vantaggio. Il next step? Un set globale standardizzato di WUE, obblighi di disclosure idrica e incentivi per data center water-neutral.

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