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Soglie più alte, platea ridotta e tempi differiti: cosa prevedono le nuove regole europee su CSRD e due diligence dopo il via libera dell’Aula

Il Parlamento europeo approva in via definitiva la riforma delle norme UE sulla rendicontazione di sostenibilità e sul dovere di diligenza delle imprese. Il voto, espresso il 16 dicembre 2025 con 428 favorevoli, 218 contrari e 17 astensioni, conclude l’iter parlamentare delle modifiche inserite nel pacchetto di semplificazione Omnibus I, promosso dalla Commissione con l’obiettivo dichiarato di ridurre gli oneri amministrativi e rafforzare la competitività dell’Unione.

La revisione riguarda due pilastri della regolazione europea in materia di sostenibilità d’impresa: l’obbligo di rendicontazione sociale e ambientale e il dovere di diligenza lungo le catene di attività. Le nuove disposizioni restringono in modo significativo il numero di imprese interessate e riducono alcuni obblighi previsti nella formulazione originaria delle direttive.

Rendicontazione di sostenibilità: soglie più elevate e obblighi ridotti

Con le norme aggiornate, l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità si applicherà esclusivamente alle imprese dell’Unione con più di mille dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. Il perimetro include anche le imprese di Paesi extra-UE che generano nell’Unione un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro, nonché le loro succursali e controllate con ricavi oltre i 200 milioni di euro nell’UE.

Il Parlamento ha inoltre stabilito che gli obblighi di rendicontazione siano ridotti e che la rendicontazione settoriale diventi volontaria. Un punto rilevante riguarda la catena del valore. Le imprese soggette all’obbligo non potranno trasferire gli oneri informativi alle aziende più piccole con cui collaborano. In particolare, le imprese con meno di mille dipendenti non saranno tenute a fornire informazioni aggiuntive oltre a quelle previste dagli standard di rendicontazione volontaria. Per supportare l’attuazione delle nuove regole, la Commissione istituirà un portale digitale con orientamenti sugli obblighi nazionali ed europei, inclusi modelli standardizzati di documentazione.

Due diligence: obbligo limitato alle grandi imprese

La riforma riduce in modo marcato anche la platea delle imprese soggette al dovere di diligenza. L’obbligo si applicherà solo alle società di grandi dimensioni con oltre 5mila dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 1,5 miliardi di euro se stabilite nell’UE, o con un fatturato di pari entità generato nell’Unione se hanno sede al di fuori dell’UE. Le imprese interessate dovranno svolgere esercizi esplorativi per individuare rischi potenziali o reali nelle proprie catene di attività. La richiesta di informazioni ai partner commerciali con meno di 5.000 dipendenti sarà consentita solo se necessaria per una valutazione approfondita. Viene inoltre eliminato l’obbligo di presentare piani di transizione volti a dimostrare la compatibilità del modello di business con la transizione verso un’economia sostenibile. In caso di inadempienza, le imprese potranno essere perseguite a livello nazionale e soggette a sanzioni fino al 3% del fatturato netto mondiale. L’entrata in vigore delle norme sul dovere di diligenza è fissata al 26 luglio 2029.

Rendicontazione di sostenibilità e due diligence, le prossime tappe

Commentando il voto, il relatore Jörgen Warborn (PPE, Svezia) ha dichiarato: “Il Parlamento ha ascoltato le preoccupazioni espresse da chi crea posti di lavoro in tutta Europa. Sostenuto da un’ampia maggioranza, il voto odierno garantisce una riduzione storica dei costi, mantenendo al contempo l’Europa sulla buona strada verso i suoi obiettivi di sostenibilità”.

Il testo dovrà ora essere adottato formalmente anche dal Consiglio. Le modifiche entreranno in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. L’aggiornamento si inserisce in un percorso più ampio di revisione delle politiche UE sulla sostenibilità d’impresa, avviato con il rinvio dell’entrata in vigore degli obblighi originari e proseguito con il pacchetto Omnibus I, presentato dalla Commissione nel febbraio 2025.

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