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“Pubblica amministrazione italiana? Fra le più efficienti e tecnologiche dell’UE”. Videointervista al direttore centrale Relazioni internazionali dell’Istituto fra passato, presente e futuro dell’organizzazione del lavoro flessibile

Un foglio presenze – il copione di una pièce teatrale – con i dati di un dipendente – il personaggio in un copione di una pièce teatrale – procede per certosine intestazioni, dettagli, ripartizioni nel rincorrersi di atti quotidiani che finiscono in tragedia. La morte della fiducia, la morte della responsabilità. L’unico personaggio – “è banale dirlo” per Paolo Volponi alla fine degli anni Novanta – è il potere. 

Mentre la letteratura e la filosofia di quegli anni denudava ogni angolo di avidità che l’industrializzazione con il suo modello di lavoro alienante, mansionistico e controllato aveva creato, all’Istituto nazionale di previdenza sociale, già negli anni Ottanta partivano le prime sperimentazioni di lavoro flessibile, o smartworking, che dir si voglia in questo mondo “pieno di transizioni”.

“Un mondo a forte accelerazione, che chiede di anticipare i cambiamenti e di modificare la struttura dell’organizzazione. Non più monolitica, ma a rete. In cui conta lo scopo”. Ne è certo Giuseppe Conte, direttore centrale Relazioni internazionali dell’INPS, già direttore di lungo corso alle Risorse umane dell’Istituto. Che, non a caso, con una metafora traboccante dai poster del suo ufficio all’EUR, sintetizza così: “La ribellione batte l’impero”.

“Assonanze cinematografiche” spontanee a parte, il manager aveva già parlato ai microfoni di SostenibileOggi di smartworking e dintorni, partendo dalla sperimentazione strutturale dell’INPS nel 2019, prim’ancora che il Paese fosse costretto a fermarsi per la pandemia, e ponendo il tema a sistema con l’innovazione tecnologica, la costruzione di una cultura aziendale per obiettivi e un certo reverse mentoring. “Occorre saper disimparare”, aveva affermato.

Oggi il tema del lavoro smart torna agli onori della cronaca ancora una volta come risposta emergenziale alla crisi energetica in corso. Come reazione frettolosa e scomposta a un momento, piuttosto che – Inps, in questo, docet – come organizzazione strutturale a un mondo nuovo: geopoliticamente policritico, esistenzialmente tenace, professionalmente iperqualificato. 

E in uno scacchiere europeo, in cui “la pubblica amministrazione italiana è fra le più efficienti e anche fra le più tecnologiche del continente”. Una notiziona, su cui ancora l’inchiostro versato è esiguo, ma che muove dagli “anni di riforme che ha posto il Paese in una posizione di solidità” e che preannuncia “un ruolo da protagonista volto alla realizzazione di progetti innovativi per erogare servizi alla collettività di qualità sempre maggiore”. 

“Lo smartworking non è il lavoro da casa – sottolinea Conte – non è la risposta alle emergenze di un momento. È un modo di organizzare il lavoro, per incrementare l’efficienza e la qualità del lavoro stesso, ma con moduli moderni, dando fiducia alle persone e dando autonomia”.

All’orizzonte, due pericoli: “Il ritorno del lato oscuro del potere, ovvero il tentativo di ripristinare modelli organizzativi basati sul controllo. E l’iper-regolamentazione, che deborda dalla necessaria condivisione di un ordine di lavoro per fissare alcuni paletti, diritti o tutele e si irrigidisce, con perdita della fiducia e del senso di responsabilità (le parole chiave dello smartworking), oppure diventa succedaneo delle ferie”.

“Lo smartworking – è la conclusione – ha bisogno di un ambiente culturale per prosperare”.

È nella cultura, nell’incorporare una flessibile regola culturale, che si gioca la partita del futuro dell’organizzazione del lavoro. Affinché si congedi definitivamente con la perversione istintiva del sorvegliare e si dia la possibilità di nutrirsi di fiducia. La cultura non è una professione per pochi, profetizzava Elio Vittorini. Che in pieno spirito comunitario chiosava così: È una condizione per tutti.

Smartworking: videointervista a Giuseppe Conte, direttore centrale Relazioni internazionali INPS

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