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Il presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale rilancia la mancata approvazione della legge sul consumo del suolo

Ora l’alluvione in Emilia Romagna, qualche mese fa si è accanito su Ischia. Poi nelle Marche, pochi anni fa in Piemonte. A seguire, chissà dove. Si contano vittime, devastazioni, infrastrutture che cedono, le acque che vanno oltre gli argini e ingoiano case e quartieri. Parte la straordinaria macchina dell’emergenza, in cui l’Italia è eccellenza. A breve il Governo si riunisce in un Consiglio dei Ministri straordinario per il maltempo che sta spazzando via la Romagna. In sintesi, non c’è alcuna novità. Si tratta di una sceneggiatura già vista: “E’ proprio così, stiamo seguendo il solito copione, stavolta però l’alluvione, anche a distanza di due settimane, ha colpito diverse città, diversi centri, è più estesa, ha toccato migliaia di chilometri. La situazione peggiora sempre di più, non è pessimismo, ma realismo”, spiega a SostenibileOggi Antonello Fiore, geologo e presidente di SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale).

Siamo nell’era in cui la tecnologia con i suoi strumenti ci viene incontro indicando spesso con assoluta precisione quando avverranno fenomeni atmosferici così estremi, in questo caso si parla di un evento che capita ogni 300 anni, il problema è la reazione del territorio, che non è in grado di assorbire questi eventi perché sono state costruite opere vicino ai corsi d’acqua, ora servono interventi diffusi che non si possono garantire nell’immediato”, prosegue. Incuria, mancata messa in sicurezza del territorio, dissesto idrogeologico che peggiora da decenni, ma soprattutto cementificazione selvaggia, secondo il presidente di SIGEA, che rimanda al Rapporto sul Consumo di Suolo in Italia pubblicato a luglio 2022, a cura del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e pubblicato dall’Ispra: media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo è tornato a crescere nel 2021 sfiorando i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai oltre 21 mila km2 di suolo nazionale, dei quali oltre cinquemila, territorio esteso quanto una regione italiana di media grandezza, riguardano i soli edifici che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato. L’Italia che ha perso oltre mille km2 di suolo naturale o seminaturale tra il 2006 e il 2021 a causa principalmente dell’espansione urbana e delle sue trasformazioni collaterali che, rendendo il suolo impermeabile, oltre all’aumento degli allagamenti e delle ondate di calore, provoca la perdita di aree verdi, di biodiversità e dei servizi ecosistemici.

Si sono succeduti diversi governi ma la legge sulla riduzione del consumo di suolo giace sempre in Parlamento, è stata riportata a ottobre (dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Stefania Ascari, ndr), si è dato spazio, priorità al processo di urbanizzazione senza disegnarlo sulle caratteristiche del territorio italiano. Poi arrivano questi eventi, dove si registrano perdite di vite umane e pure di tipo economico. La transizione ecologica, la messa in sicurezza del territorio, deve essere preceduta da una transizione culturale che non si intravede”, riflette con amarezza Fiore.

Nelle ore dell’emergenza alluvione in Emilia Romagna, tra soccorsi, morti, dispersi, fiumi esondati, oltre 13 mila evacuati, tratti di autostrada chiusi, salta fuori la previsione degli scienziati, secondo cui c’è una probabilità intorno al 66% che entro il 2027 l’aumento della temperatura superi la soglia di 1,5 gradi Celsius, ovvero il limite posto alla COP26 di Glasgow, lo scorso anno, da non oltrepassare, come avevano sottolineato da più parti gli esperti del clima: è l’effetto dei danni prodotti sull’ecosistema dalle emissioni di carbonio. “E’ un segnale estremamente preoccupante, l’incremento delle temperature era purtroppo anche atteso”, aggiunge il presidente di SIGEA, che conclude: “Sul surriscaldamento globale non possediamo armi per ottenere qualche risultato sulla mitigazione a livello planetario, piuttosto possiamo lavorare sulla sicurezza, sulla salvaguardia della salute delle persone e dei beni, si pensi per esempio a delocalizzare laddove si è in presenza di infrastrutture non in sicurezza”.

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