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La Partner ESG del network mondiale di servizi professionali a SostenibileOggi.it: “Sarà una leva competitiva per le aziende europee”
La direttiva che cambia il mercato europeo. Entro il 2024 entra in vigore la CSRDCSRD - Corporate Sustainability Reporting Directive La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) è una direttiva dell'Unione Europea che obbliga le aziende di grandi dimensioni a divulgare informazioni dettagliate sul loro impatto sociale e ambientale, promuovendo la trasparenza e la sostenibilità aziendale. Approfondisci – percorso per gradi, ultimo scaglione previsto nel 2026 per le pmi quotate – ossia la normativa sulla rendicontazione societaria di sostenibilità che andrà a riguardare circa 50 mila aziende nell’Ue. Le aziende si dicono aperte alla trasparenza sui dati ambientali, ma sussistono difficoltà nella raccolta dei dati ESGESG ESG è l'acronimo di Environmental, Social, and Governance, che si traduce in italiano come Ambientale, Sociale e Governance. Questi tre componenti sono utilizzati per valutare l'impatto sostenibile e le pratiche etiche di un'azienda o di un'organizzazione. Ecco una spiegazione... Approfondisci. Gaia Giussani, Partner PwC Italia, ESG, racconta a SostenibileOggi.it i punti chiave della direttiva e le difficoltà delle aziende.
Direttiva CSRD, uno degli ultimi studi rivela che quasi otto aziende su dieci non hanno iniziato a prepararsi per i nuovi requisiti di rendicontazione ambientale. Quali sono gli impedimenti tecnici?
Si tratta davvero di una svolta epocale, un punto di svolta per il mercato. La grande differenza con la normativa precedente sta nel campo di applicazione, si applicherà a un numero infinito di aziende: solo in Italia si passerà da 200 a 4000 aziende. Certo, ci sono notevoli difficoltà, le aziende erano abituate ai vecchi standard, ma sicuramente ha inciso la tempistica: l’ultima bozza EFRAG è stata rilasciata a luglio e considerando che la normativa sarà applicata entro il 2024 possiamo comprendere come i tempi siano assai stretti. Inoltre, mancano ancora i recepimenti negli stati nazionali di quanto stabilito dall’Ue. La fretta e il poco tempo a disposizione, assieme all’assenza di personale qualificato certo non aiuta. Come PwC stiamo facendo uno sforzo di comunicazione per colmare le lacune su aspetti normativi, abbiamo lanciato una ESG Academy perché mancano professionisti che lavorano in autonomia sulla rendicontazione.
Quali sono gli aspetti tecnici su cui le imprese incontrano difficoltà?
Innanzitutto, la Tassonomia, ossia il sistema unificato di classificazione delle attività economiche sostenibili in Europa, istituita con il Regolamento Ue 2020/852, con lo scopo di favorire gli investimenti aventi obiettivi ambientali e sociali: è normativa complessa ed è entrata in vigore a poco a poco e soprattutto non ci sono benchmark di riferimento, serve tempo per studiare.
Poi, la doppia materialità: le imprese dovranno fornire informazioni di sostenibilità sia in merito all’impatto delle proprie attività sulle persone e sull’ambiente (approccio inside-out), sia riguardo al modo in cui i fattori di sostenibilità incidono su di esse e sui loro risultati (approccio outside-in). Dal punto di vista operativo c’è bisogno di portare al tavolo diverse competenze nell’ambito aziendale e poi fare reporting. Occorre un approccio olistico.
L’applicazione della direttiva CSRD non rischia di mettere in difficoltà l’Ue rispetto ad altri mercati con meno paletti?
In verità anche nel Regno Unito, in Svizzera, in India e negli Stati Uniti si pensa a una normativa più stringente sulla rendicontazione ambientale a livello societario. Credo però che costringere le imprese a ragionare sulla resilienza della catena del valore e sulla trasparenza sulla propria attività sull’ambiente sarà un elemento di grande competitività sul mercato. Un elemento a favore rispetto a prodotti da Paesi in cui magari ci sono dubbi sul rispetto dei target ambientali o dei diritti umani dei lavoratori.
In Italia sarebbero appunto 4000 le aziende interessate dall’applicazione della direttiva, saremo più in difficoltà per la natura del nostro sistema industriale fatto di pmi?
L’applicazione sarà graduale, dal 2026 toccherà anche alle PMI quotate che potranno accedere agli standard semplificati, l’EFRAG predisporrà degli standard semplificati dedicati. Inoltre verranno predisposti altri standard specifici per le PMI (non quotate) non soggette alla direttiva, che potranno rendicontare in via volontaria, ma daranno informazioni sulla loro catena del valore anche le imprese che non produrranno la documentazione: se non ci si adegua sul discorso della sostenibilità sul lungo periodo si esce dal mercato. E’ una leva competitiva essere in grado di dare informazioni sui processi di sostenibilità o integrare le metriche ESG nel modello di business. Molti settori, tra cui automotive, retail (fashion e food), si stanno muovendo rapidamente, ma anche i servizi di trasporto. Inoltre, le ricerche PwC riferiscono che i consumatori sono disposti a pagare in più per un prodotto che viene da un percorso sostenibile, soprattutto i millennials e i più giovani vogliono acquistare da aziende attente all’ambiente, al sociale.
A giugno è stato approvato il primo set di ESRS, quanto sono importanti nel processo che porta alla trasparenza dei dati ESG?
Il 31 luglio 2023 la Commissione Europea ha pubblicato l’atto delegato che include il testo finale degli ESRS. Questi ultimi standard sono veramente importanti nell’operazione trasparenza. Soprattutto la rendicontazione in formato digitale sarà decisiva, con la possibilità di fornire benchmark a livello europeo, incrementando la comparabilità dei dati, che comporterà meno operazioni di greenwashingGreenwashing Il greenwashing è una pratica sempre più diffusa e criticata, in cui aziende e organizzazioni adottano una facciata di responsabilità ambientale, spesso per motivi di marketing, mentre le loro azioni reali possono essere in contrasto con i principi di... Approfondisci. Certamente essendo una normativa di recente fattura ci vorrà del tempo, magari saranno uno scoglio nella prima fase in vigore.