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Il tema è stato poco sviluppato nella campagna elettorale per il voto dell’8-9 giugno
Prima il Digital service act (Dsa, il regolamento sui servizi digitali) e il Digital markets act (Dma, la norma sui mercati digitali). E negli ultimi mesi l’AI Act, il regolamento europeo in materia di intelligenza artificiale che è entrato in vigore e che marca la differenza in modo significativo nel trattamento dell’intelligenza artificiale e dei nuovi strumenti tecnologici tra l’Europa e altre realtà come Stati Uniti e Cina. Eppure si tratta del complesso intreccio tra capitale umano e uso della tecnologia, tema decisivo oggi e soprattutto domani.
L’Ue ha posto paletti stretti sul mondo digitale, cercando così di arginare lo strapotere di alcune piattaforme. Il tema dovrebbe essere al centro dei programmi elettorali dei partiti che si candidano al voto, tra pochi giorni. Ma, come il cambiamento climatico, nei programmi elettorali compare ben poco, specie nell’area conservatrice.
PPE
Il gruppo parlamentare al momento più numeroso a cui è legato il partito di Forza Italia, non prevede nel suo programma una sezione dedicata all’intelligenza artificiale e alle nuove tecnologie. Tra gli obiettivi c’è la lotta alla disinformazione e ai crimini informatici, cyber bullismo e molestie online. Sull’IA si fa riferimento nel capitolo sulla sicurezza: l’Agenzia europea per la difesa (EDA) dovrebbe dedicare dei finanziamenti per l’uso civile e militare.
CONSERVATORI E RIFORMISTI (ECR)
Nel manifesto elettorale del Gruppo dei conservatori e dei riformisti europei (ECR), a cui si lega FdI, non c’è un punto dedicato alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale. Invece il programma elettorale di Fdl prevede un capitolo sull’IA, proponendo una cabina di regia europea comune, un polo di ricerca comunitario. Infine, un aggiornamento degli strumenti per la tutela del copyright.
IDENTITA’ E DEMOCRAZIA
Si tratta del gruppo cui appartiene la Lega. Non prevede alcuna norma per il trattamento sistemico dell’IA e degli altri strumenti tecnologici. Per il partito leghista addirittura il DSA sarebbe uno strumento che sembra “favorire il tentativo di controllo delle libere espressioni in rete, finalizzato più alla perdita del senso critico dell’utente online che a una sua reale tutela”.
PSE
Il legame tra tecnologie e lavoro è un tema invece sentito dal gruppo dei Socialdemocratici (S&D), cui si lega il Partito democratico, a sua volta legato al Partito dei Socialisti europei, con un capitolo su Europa digitale e inclusiva. Dall’IA a tutela del lavoro degli individui, quindi un fenomeno controllato dall’uomo, alla negazione della pura logica del profitto, anteponendo i diritti individuali: queste sono le priorità, assieme agli investimenti strutturali per l’accesso alla rete.
VERDI
Si guarda all’impatto ambientale delle nuove tecnologie, piuttosto che alla normativa per il trattamento dell’IA. Questo si nota nel gruppo Verdi/Alleanza libera europea. Invece nel programma di Alleanza Verdi Sinistra (AVS) si fa riferimento alla creazione di un’agenzia europea di ricerca sull’intelligenza artificiale.
SINISTRA EUROPEA
Fanno parte del gruppo Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana: c’è un capitolo sull’intelligenza artificiale, anche qui ricondotta sotto il controllo umano.
M5S
Il M5S non è iscritto a nessun gruppo europeo e per l’intelligenza artificiale prevede la costituzione di una commissione speciale al Parlamento Ue per valutare gli impatti economici e sociali dell’IA nel mercato del lavoro che cambia pelle. Sempre per il Movimento, gli investimenti sull’intelligenza artificiale devono servire per proteggersi dai disastri climatici.
RENEW EUROPE
Ne fanno parte per l’Italia: Azione, +Europa, Italia Viva. Sull’IA, si sostiene l’AI Act, un approccio etico alla materia e l’importanza di evitare un monopolio delle Big Tech, ma c’è anche la creazione di una Silicon Valley dell’Ue.