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Filiere agricole sostenibili e previsioni 2026 tra decarbonizzazione e sicurezza delle forniture. Dialogo con Alessandra Mangiarotti, Sustainability Lead del Gruppo Mondelēz International in Italia

La sostenibilità, per un’azienda alimentare globale, non inizia dallo scaffale ma dal campo. Inizia dalla qualità del suolo, dall’uso dell’acqua, dalle pratiche agricole che rendono possibile, o fragile, una filiera. È da qui che Mondelēz International, azienda che opera in oltre 150 paesi nelle categorie del cioccolato, biscotti e snack da forno, sceglie di partire per costruire la propria strategia climatica. Un dato rende evidente il perché. Oltre il 70% dell’impatto ambientale complessivo del Gruppo deriva dalle filiere agricole degli ingredienti utilizzati. Packaging e logistica, spesso più visibili per il consumatore finale, incidono rispettivamente solo per il 5% e il 4% delle emissioni. 

“Se vogliamo raggiungere l’ambizione di emissioni nette zero entro il 2050, dobbiamo investire in modo prioritario in programmi volti a sostenere delle catene di approvvigionamento resilienti e promuovere forniture sostenibili per quanto riguarda i nostri ingredienti principali, come grano e latte – spiega Alessandra Mangiarotti, Sustainability Lead del Gruppo Mondelēz International in ItaliaQuesti programmi si fondano su un approccio end-to-end capace di coinvolgere tutti i principali attori della filiera, generando valore condiviso per tutte le parti coinvolte”.

È da questa visione che nasce Harmony, il programma europeo dedicato alla coltivazione sostenibile del grano e uno dei progetti più strutturati e longevi del Gruppo. Avviato nel 2008 in Francia, esteso progressivamente ad altri Paesi europei e arrivato in Italia nel 2015, Harmony nasce con l’obiettivo di cambiare il modo di coltivare il grano, intervenendo direttamente a monte della filiera.

La carta Harmony di Mondelēz: come nasce e come funziona

Il programma si fonda su un patto con agricoltori locali, selezionati il più vicino possibile agli stabilimenti produttivi. Al centro c’è la Carta Harmony, un disciplinare co-ideato con agricoltori, ONG, esperti agro-ecologici e istituti tecnici. Le pratiche previste puntano a ridurre l’uso di pesticidi e fertilizzanti, tutelare acqua e suolo, ridurre le emissioni di anidride carbonica e preservare la biodiversità. In concreto, la Carta promuove la rotazione delle colture, l’uso mirato e tracciato dei trattamenti solo quando necessari, la riduzione dei fertilizzanti e la tutela delle risorse idriche. Prevede inoltre l’obbligo di destinare almeno il 3% dei terreni a fiori o alberi, creando habitat utili a impollinatori come api e farfalle.

A fine 2024, Harmony coinvolge 1.200 agricoltori in 7 Paesi europei, per 59mila ettari coltivati secondo il disciplinare. Terreni che includono prati melliferi, habitat essenziale per oltre 24 milioni di api e 30 specie di farfalle. Un impatto che non è solo ambientale, ma anche sociale ed economico, perché rafforza la resilienza delle filiere e il legame tra industria e territorio. Il programma entra oggi in una nuova fase con Harmony Ambition 2030, pensata per accelerare ulteriormente la transizione introducendo pratiche di agricoltura rigenerativa. L’obiettivo? Entro il 2030, il 100% del grano utilizzato per la produzione dei biscotti in Europa sarà coltivato secondo la Carta Harmony Rigenerativa.

Comunicare la filiera senza semplificazioni

Un progetto di questa complessità pone una sfida altrettanto delicata. Renderlo riconoscibile e credibile, evitando la semplificazione eccessiva.“Dal punto di vista della comunicazione, abbiamo scelto un approccio integrato, coerente e multistakeholder – precisa Mangiarotti – Il sito dedicato rappresenta l’hub informativo centrale, affiancato da comunicazione on pack, materiali punto vendita, campagne digitali e workshop sul territorio per coinvolgere attivamente tutti gli attori della filiera”.

Accanto a questi strumenti, Mondelēz International ha investito in soluzioni di trasparenza evoluta, come l’adozione sperimentale del QR code standard GS1 sulle confezioni del marchio Oro Saiwa. Il codice, collegato direttamente al web, diventa una piattaforma digitale che consente di raccontare non solo il prodotto, ma anche la filiera, le pratiche agricole e gli impatti ambientali e sociali, in linea con l’evoluzione prevista dal progetto GS1 Sunrise 2027. La difficoltà principale resta il bilanciamento tra semplicità e complessità: rendere accessibili temi tecnici senza banalizzarli, accompagnando consumatori e stakeholder in un percorso di comprensione e fiducia nel tempo.

Scenari 2026: sostenibilità come condizione di esistenza

Guardando ai prossimi 12–24 mesi, la sostenibilità emerge sempre più come condizione strutturale di competitività. “Investire in sostenibilità non è più un’opzione, ma una precondizione per continuare a esistere in futuro – sottolinea – Ridurre oggi l’ambizione significherebbe esporsi a rischi enormi nel medio-lungo termine, sia ambientali che economici”. Il cambiamento climatico è già una realtà misurabile. Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, con temperature oltre +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Gli effetti sono visibili nella crescente instabilità delle produzioni agricole e nella rottura dei cicli storici su cui si basano molte coltivazioni.

“Nei prossimi anni diventeranno strutturali la decarbonizzazione delle filiere agricole e industriali, l’agricoltura rigenerativa, la riduzione delle emissioni Scope 3 e la trasparenza dei dati. Emergeranno con forza i temi della resilienza delle supply chain, della sicurezza alimentare e dei diritti umani, mentre perderanno centralità approcci puramente reputazionali o iniziative isolate, non integrate nella strategia di business”.

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