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Il presidente di SIGEA a SostenibileOggi.it: “Si interviene sempre in condizioni di emergenza, ci vorrebbe un cambio di registro”
Inondazioni e nubifragi al Nord, roghi e ondate di calore al Sud. L’Italia in ginocchio, tra gestione dell’emergenza e la cronica mancanza di prevenzione. Antonello Fiore, geologo e presidente di SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) analizza a SostenibileOggi.it il delicato momento italiano sul fronte clima.
Secondo gli scienziati di World Weather Attribution, gli eventi avversi non sono più da considerarsi rari e la colpa è dell’uomo.
E’ indiscutibilmente cambiata la frequenza di questi eventi, dalle notti tropicali, alle grandinate, alle inondazioni. Ci vorrebbe un cambio di registro, preceduto da una presa di coscienza comune: l’esempio più chiaro è stato il Covid, che ha richiesto sacrifici collettivi per uscire dalla fase pandemica, con l’accettazione di norme che sono valse per tutti.
Sugli incendi, sulle alluvioni non c’è presa di coscienza collettiva ma è un errore: si pensa che non toccherà mai la propria città, la propria regione, ma i fatti dicono ormai che nessuno è al sicuro. Quello che spaventa è la distanza dalle competenze fornite da istituti di ricerca, Cnr a chi governa e dovrebbe poi tradurre i dati in fatti, azioni preventive e concrete. Manca proprio quell’anello di congiunzione, che ci costringe a operare sempre in condizioni di emergenza.
Inondazione al Nord, incendi, roghi, temperature record al Sud, tra Sicilia e Puglia. Scenari paralleli, Italia divisa in due.
Stiamo assistendo all’evoluzione di quello che è accaduto negli anni passati, ovvero all’affermarsi di condizioni climatiche estreme che si evidenziano attraverso temperature record e precipitazioni, burrasche, alluvioni. La divisione così netta tra gli eventi al nord e al sud ha fatto alzare la soglia dell’attenzione, ma non c’è nulla che non poteva prevedersi: le condizioni del clima mutano, dopo una siccità così prolungata come quella che si è registrata in Italia nei mesi scorsi è venuta a mancare l’umidità e soprattutto la manutenzione del sottobosco.
Poi ecco le ondate di calore, i venti caldi e l’azione dei piromani che produce distruzione degli ecosistemi. Ma qualcuno avrebbe dovuto vigilare, è assurdo vedere una discarica che prende fuoco a Palermo, così come è preoccupante che prenda fuoco una pineta, un distributore di benzina. Manca attenzione, non è fatalismo, si attivano tutte le procedure necessarie per prevenire gli incendi? Sono domande da porre mesi prima, così si danneggia l’economia del turismo, in Italia e all’estero.
Oltre duemila interventi in poche ore della Protezione Civile, come sempre si lavora sull’emergenza.
Emergenza e richiesta immediata dello stato di calamità, ma la prevenzione dove sta? La prevenzione sui boschi, per esempio. Gli incendi non sono mai spontanei in Italia, sono quindi di natura colposa e dolosa. Sempre sulla prevenzione: si è avviato progetto di prevenzione sostenibile? E’ stato tenuto in conto il parere di agronomi o forestali? Si è pensato che i territori montani siano ora a rischio idrogeologico? Ora ci attendiamo verso metà agosto diversi allargamenti nei centri urbani, la conseguenza di quello a cui stiamo assistendo. mi chiedo se siamo pronti a tutto questo, si sarebbe dovuto lavorare alla manutenzione delle fogne, sui tombini intasati…
I negazionisti del clima sono attaccati da forze politiche sia della maggioranza che dell’opposizione.
I negazionisti o piuttosto è meglio definirli scettici del clima non negano la tropicalizzazione del clima stesso, ma dicono che il cambiamento avviene ciclicamente per motivi naturali e noi non possiamo negare questo dato, il clima cambia e influisce sull’evoluzione della società. Ma cambia sia per fattori naturali che per la presenza di sostanze nell’atmosfera.
L’incremento delle emissioni dovuto all’utilizzo estensivo dei combustibili fossili ha determinato l’alterazione del ciclo naturale e soprattutto variato la frequenza degli eventi avversi. Il percorso da compiere è collettivo, la riduzione delle emissioni deve avere carattere globale, non saranno centrati gli obiettivi posti dall’Accordo di Parigi del 2015 e non si otterranno risultati finché non faranno la loro parte anche colossi come Cina e India.
In Italia non è stato approvato neppure il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC).
Senza il PNACC, che indica le politiche nazionali e locali di adattamento dei sistemi urbani, agricoli, industriali alla crisi climatica, non ci sono piani per i comuni e sarebbe meglio che gli stessi comuni, come avvenuto a Bologna e Ancona, predispongano piani indipendenti, in base alla esigenze e caratteristiche dei territori.