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Il docente dell’Ateneo romano a SostenibileOggi.it: “L’idea dello specialismo assoluto sul lavoro è superata”

L’integrazione tra l’uomo e la macchina, l’uso dell’intelligenza artificiale, il ruolo dell’etica. È sempre più attuale il dibattito sull’utilizzo dell’IA. Del rapporto con l’etica parla a SostenibileOggi.it il professor Sebastiano Maffettone, ordinario alla Luiss Business School di Roma e guida di Ethos, Osservatorio di etica pubblica istituito nel 2019, in cui svolge attività di ricerca, consulenza e formazione nell’ambito di diversi settori dell’etica pubblica.

Come procede il processo di integrazione del capitale umano con la tecnologia?

Molti imprenditori di alto livello, che vengono da humanities di alta responsabilità mi riferiscono ormai che dal punto di vista generale l’idea dello specialismo assoluto, arrivata anche dagli Stati Uniti, è superata. Sapere tutto di un mestiere non è più indispensabile, l’esperienza ci dice che si cambierà lavoro assai spesso nel corso della propria vita, lo specialismo assoluto non serve.  Una visione generale delle humanities è utile, per l’imprenditore la priorità è capire il mercato ma la sola tecnica non basta, serve una base umanistica. Ora, in Giappone e in America, ossia i paesi tech più avanzati, si è capito che ci vuole l’integrazione tra i due mondi. Il mondo imprenditoriale di punta lo ha capito in pieno: i lavori cambiano, serve visione, servono le humanities.

E sull’etica?

Certo, poi serve l’etica, rispetto a temi così invasivi come l’IA serve l’etica. Si prenda per esempio il recente sciopero di attori e sceneggiatori a Hollywood, il punto di rottura perché si è preso consapevolezza della macchina che sostituisce in tutto la persona. Ci vuole attenzione, certamente le tecnologie sono utili ma dipende come vengono utilizzate, quando lo strumento tech è così innovativo, profondo, pervasivo, entra nella nostra testa e cambia il mondo. L’idea che la tecnologia sia neutrale non è corretta quando entra in ballo l’uso del cervello.

Che ne pensa dell’AI Act dell’Ue? È il primo decreto al mondo sull’intelligenza artificiale

È un testo importante, una riflessione sul senso di questa operazione generalmente intesa che appunto coinvolge anche l’etica. Il regolamento europeo su questo si basa, anche se l’effettività di queste norme va poi analizzata, sulla presenza di rischi “minimi e inaccettabili” come si legge nel testo, certo poi c’è la realtà di mezzo, la realtà delle cose e vedremo che tipo di efficacia si registrerà.

Ci fa un esempio?

Sono stato per esempio recente testimone delle presidenziali argentine, ero lì per conferenze di lavoro, entrambi i candidati sono stati avvolti da fake news, dobbiamo pensare per il prossimo futuro che noi stessi potremmo dire e fare cose che non abbiamo detto o fatto e pure a nostra insaputa. Si pensi all’uso di ChatGpt, a come questo mezzo è stato perfezionato e ai contenuti che produce.

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