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Videointervista a Valeria Evangelista, Chief Sustainability Officer di Arval BNP Paribas Group
“La transizione verso una mobilità più sostenibile funziona quando è affrontata in modo trasversale e basata sui dati. Solo così si riesce a misurarne gli effetti e orientare i comportamenti”. Così Valeria Evangelista, Chief Sustainability Officer di Arval BNP Paribas Group, all’evento romano di LeadersHub. Al centro, l’innovazione come infrastruttura invisibile che connette funzioni aziendali, tecnologie e strategia. Un cambio operativo in cui la sostenibilità smette di essere una funzione dedicata e diventa una metrica distribuita lungo tutta la catena decisionale.
Transizione ecologica e digitale, dalla mobilità aziendale alla governance integrata in Arval
Arval, società del gruppo BNP Paribas attiva nel noleggio a lungo termine e nei servizi di mobilità, ha avviato da anni un percorso di integrazione della sostenibilità nelle funzioni aziendali. “Gestiamo una flotta interna di circa trecento veicoli assegnati ai collaboratori. Da tre anni è in corso una transizione verso il full electric. Oggi circa la metà è elettrica e puntiamo a completare il passaggio entro fine anno”, spiega Evangelista. Più rilevante del dato quantitativo, il metodo. “Abbiamo coinvolto marketing, procurement, risorse umane. La transizione è stata costruita come processo trasversale a tutte le funzioni aziendali”. Questa impostazione riflette il paradigma discusso a LeadersHub. L’innovazione come rete dinamica di nodi, dove ogni funzione contribuisce alla performance complessiva.
KPI, comportamenti e apprendimento organizzativo
L’elemento abilitante è la lettura dei dati. “L’analisi di KPI e metriche di sostenibilità è stata fondamentale per capire come i veicoli venivano utilizzati o quali modalità di ricarica prevalevano. Queste informazioni ci hanno permesso di accompagnare le persone verso un utilizzo più consapevole delle motorizzazioni elettriche”. Il passaggio è dunque anche culturale prima che tecnologico. Il dato diventa leva educativa. In questo senso, la data-driven governance citata nel dibattito si traduce in capacità di orientare comportamenti interni.
Comunicazione come infrastruttura della transizione
Un punto nevralgico riguarda la comunicazione. “È essenziale comunicare la sostenibilità internamente, per rendere evidenti gli investimenti e spiegare come e perché vengono fatte determinate scelte – sottolinea Evangelista – È importante trasmettere come il proprio lavoro contribuisca agli obiettivi aziendali”. All’esterno, la logica resta coerente: “La comunicazione deve basarsi sui dati, raccontare cosa è stato fatto e quali effetti ha generato”. Un approccio che risponde anche alle crescenti richieste normative europee in materia di trasparenza e rendicontazione, dalla Corporate Sustainability Reporting Directive alla EU Green Claims Directive, che impongono evidenze verificabili e comparabili.
Transizione ecologica e digitale, oltre i silos
Il caso Arval mostra un punto spesso sottovalutato. La convergenza tra sostenibilità, tecnologia e organizzazione non è un esito automatico dell’innovazione digitale. È una costruzione intenzionale, che richiede metriche condivise, integrazione tra funzioni e una regia strategica.La twin transition diventa possibile quando i dati diventano linguaggio comune tra reparti, e quando le decisioni operative sono allineate a obiettivi misurabili. L’innovazione, come emerso dal confronto LeadersHub, non si gioca più sulla singola tecnologia, ma sulla qualità delle connessioni interne che permettono di usarla.