Tempo di lettura: 2 minuti

Loading

Dentro FX di Metadonors | Con Simone Rampichini il confronto su linguaggio, dati e misurazione della sostenibilità per costruire un dialogo più efficace tra imprese e Terzo Settore

Un nome, un programma. Synesgy è una piattaforma sviluppata da CRIF che aiuta le imprese a rendere leggibile ciò che fanno in ambito ESG. Come spiega Simone Rampichini, che ne è il direttore, il funzionamento parte da un questionario, ma non si ferma lì. “Le aziende inseriscono le proprie risposte, ma il valore sta nella capacità di tradurre queste informazioni in indicazioni concrete e KPI utili. Questo consente alle imprese di dialogare con clienti, banche e altri stakeholder, mostrando non solo cosa fanno, ma come stanno affrontando i temi ESG”. È proprio sul terreno della traduzione tra linguaggi diversi che si innesta la partecipazione alla Fundraising Experience (FX), l’evento promosso da Metadonors di cui SostenibileOggi è media partner.

Perché ha scelto di partecipare a FX e di mettere a disposizione competenze in questo percorso?

“Era già stata un’esperienza positiva lo scorso anno, quindi non c’è stata esitazione nel tornare. Ho trovato un livello di partecipazione molto alto e anche una certa sorpresa rispetto a temi che, fuori da questi contesti, sono ancora poco conosciuti. FX ha l’obiettivo chiaro di avvicinare il mondo del Terzo Settore a quello delle imprese. È un passaggio necessario se vogliamo che la sostenibilità diventi qualcosa di concreto e non resti confinata in ambiti separati”.

Quale valore vede nel confronto diretto tra imprese e Terzo Settore?

“Apparentemente esiste una distanza. Il mondo profit è guidato da numeri e risultati economici, mentre il non profit ha logiche diverse. Ma questa distanza è in gran parte un tema di linguaggio. Nel Terzo Settore c’è una forte attenzione alla dimensione sociale, che nel mondo profit viene spesso considerata come qualcosa di esterno. In realtà, l’asset sociale è centrale anche per le imprese. Il punto di incontro sarà la capacità di valorizzarlo correttamente, anche in modo quantificabile. Questo diventa ancora più rilevante oggi, in un contesto in cui le aziende sono chiamate a rendicontare in modo sempre più preciso le proprie performance di sostenibilità”.

Parlare una nuova lingua.

“Molte informazioni esistono già dentro le aziende: distribuzione dei dipendenti, temi di genere, interculturalità, retribuzione… Sono dati che fanno parte della storia dell’impresa, ma che non sono stati raccontati come elementi di sostenibilità. La sfida è trasformare questo patrimonio in un linguaggio leggibile. È come avere bisogno di un traduttore: prendere elementi già presenti e raccontarli in modo che chi guarda l’azienda, anche in prospettiva futura, possa comprenderne la solidità. Questa è la vera transizione in corso. Non creare necessariamente nuovi dati, ma imparare a leggere e comunicare meglio quelli che già abbiamo”.

Guardando ai prossimi 12–24 mesi, cosa cambierà davvero sul fronte della sostenibilità?

“Raccogliere dati, saperli leggere, utilizzarli e renderli visibili: queste le sfide imminenti. Ci sono accelerazioni tecnologiche, come l’intelligenza artificiale, che possono semplificare la raccolta e l’analisi. Ma resta centrale la dimensione umana, ovvero la scelta di raccontarsi. Le imprese devono uscire da una logica chiusa e iniziare a condividere ciò che stanno facendo. È questo passaggio che farà la differenza nei prossimi anni”.

Articoli correlati