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L’utilizzo della tecnologia si sta diffondendo tra Usa, Regno Unito e Canada: obiettivo è la riduzione della presenza di anidride carbonica nell’atmosfera. L’Ue ci punta, in Italia apre il sito di Ravenna nel 2024

I primi impianti sono stati installati in Texas, nel 1972. La Norvegia è invece stata pioniera in Europa, alla fine degli anni ‘90, catturando il carbonio dai giacimenti offshore di petrolio. Ora è la tecnologia su cui stanno investendo miliardi sia gli Stati Uniti (per esempio, la California), il Regno Unito, il Canada. Cattura e stoccaggio del carbonio: potrebbe sembrare effettivamente improbabile, se non impossibile, invece esiste appunto la CCS, che mira a ridurre le emissioni di gas serra nell’atmosfera, separandoli dagli altri gas con cui si va a mescolare. L’Italia si aggancia al treno: è in fase di conclusione l’impianto forse più esteso d’Europa, a Ravenna, che dovrebbe entrare in funzione nel 2024 e che, secondo le intenzioni di Eni, in joint venture nell’operazione con Snam, dovrebbe portare a catturare 25 mila tonnellate nella prima fase di lavoro e dal 2027 le emissioni di industrie (acciaierie, cementifici, raffinerie, centrali per la produzione di energia da fonti fossili) che producono sostanze difficili da “digerire” per l’ambiente. Anche se per Legambiente Emilia-Romagna è una tecnologia inadeguata alle necessità di decarbonizzazione del Paese e del territorio.  

Secondo l’IPCC, il panel intergovernativo di esperti sul climate change, l’impiego di tecnologie CCS potrebbe essere necessario nei prossimi anni al fine di limitare i futuri aumenti di temperatura a 1,5 gradi. La Commissione europea a fine ottobre ha prodotto degli studi, sottoposti all’Ue, secondo cui andranno catturati tra 300 e 640 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno entro il 2050 per centrare l’obiettivo di neutralità climatica. E se le rinnovabili rappresentano una soluzione efficace per decarbonizzare il settore della generazione elettrica, invece le tecnologie CCUS (Carbon Capture and Utilization, in italiano cattura e utilizzo) e CCS (Carbon Capture and Storage, ovvero cattura e stoccaggio) sono una strada percorribile per il processo di decarbonizzazione di acciaierie e cementifici. Condivide l’impostazione della Ue anche l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), secondo cui la CCUS contribuirà per circa il 12% alla riduzione del totale delle emissioni da oggi al 2050. Il sistema funziona così: la cattura della CO2 può essere effettuata utilizzando diverse tecnologie, ma di base in questa fase l’anidride carbonica viene divisa dagli altri gas con i quali è legata. Nel passaggio successivo, il trasporto, la CO2 viene convogliata verso il sito di confinamento tramite delle condotte, poi viene compressa e trasportata attraverso una rete di tubi per essere immagazzinata in siti sotterranei, come giacimenti di petrolio e di gas esauriti o formazioni rocciose profonde.

L’applicazione di questo tipo di tecnologia suscita reazioni contrastanti. Un rapporto (pubblicato nel 2021) del centro di ricerca sui cambiamenti climatici dell’Università di Manchester, l’81% della CO2 catturata sarebbe stata utilizzata per l’estrazione di altro petrolio – attraverso il processo di enhanced oil recovery – che con i metodi tradizionali non sarebbe stato estratto. Inoltre, i punti critici sembrano essere i costi di gestione, estremamente elevati e la necessità di una regolamentazione adeguata per garantire la sicurezza e la salvaguardia dell’ambiente durante il trasporto e lo stoccaggio dell’anidride carbonica.

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