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Il gruppo britannico ha pianificato per primo un tour di concerti con ridotto impatto ambientale, ispirando diversi musicisti a produrre musica riducendo le emissioni. Ma poi sono finiti sotto accusa per ecologismo di facciata
Ambientalisti convinti o “utili idioti al servizio del greenwashingGreenwashing Il greenwashing è una pratica sempre più diffusa e criticata, in cui aziende e organizzazioni adottano una facciata di responsabilità ambientale, spesso per motivi di marketing, mentre le loro azioni reali possono essere in contrasto con i principi di... Approfondisci”, vittime dell’ecologismo di facciata: così sono stati definiti lo scorso anno i Coldplay, pop band britannica sulla scena internazionale da quasi 20 anni, dal Transport and Environment Campaign Group (T&E) dopo aver annunciato una partnership con la compagnia petrolifera finlandese Neste per il tour che due anni fa li ha portati in ogni angolo del mondo.
Dimezzare le emissioni di carbonio, produrre un tour musicale a impatto quasi azzerato: la musica che scende in campo in prima battuta per il rispetto dell’ambiente, dopo aver inciso e parecchio sulla produzione di carbonio: negli anni ‘70 i tour degli americani Emerson Lake Palmer portavano in giro materiale per tre tir, 30 anni dopo quei tir per colossi come U2 e Rolling Stones sono diventati centinaia. Per ostacolare almeno il processo, il gruppo di Chris Martin nel 2019 ha addirittura rinunciato alle performance dal vivo per evitare di produrre emissioni di carbonio, impegnandosi a tornare sul palco solo dopo aver scovato il metodo per produrre meno inquinamento. Successivamente, i Coldplay si sono impegnati nel tour più green di sempre, il World Tour Dates, arrivato dopo l’uscita dell’album Music of the Spheres: sono stati installati pannelli fotovoltaici sul palco e intorno allo stadio dell’esibizione, poi una pista da ballo a energia cinetica in grado di convertire in elettricità il movimento del pubblico e pure un’applicazione che indichi ai fan come recarsi al concerto inquinando il meno possibile. Un’ispirazione per diversi musicisti, l’elenco è assai corposo, che si sono indirizzati verso concerti sempre più sostenibili, con una ridotta emissione di anidride carbonica. A volte, rischiando di fare figuracce perché la parola sostenibilità fa gola, genera sentimenti positivi, ma non tutti gli attori si segnalano per buone pratiche “green”.
L’accordo stipulato con Neste, che produce biodiesel, si è poi rivelato un boomerang per Martin e soci: sul proprio portale, infatti, Neste sosteneva di essere il più grande produttore mondiale di biocarburanti sostenibili, ma l’azienda finnica è anche leader nella produzione di olio di palma: per piantare palme da olio pare abbia distrutto più di 10 mila ettari di foresta in tra Indonesia e Malesia tra il 2019 e il 2020. Il lato oscuro del colosso del biodiesel è stato “smascherato” dall’associazione ambientalista Friends of the Earth, che è riuscita poi a dimostrare le responsabilità di Neste anche in incendi boschivi, conflitti con piccoli proprietari terrieri, corruzione e violazione dei diritti dei lavoratori. In sostanza il Coldplay sono stati accusati di aver prodotto un ecologismo di facciata: un puro esercizio di marketing secondo il quale le aziende promuovono prodotti e servizi facendo leva sul tema della sostenibilità per fare presa sul pubblico, ma rimanendo slegati dai reali valori alla base della salvaguardia dell’ambiente e snaturando il vero significato del concetto di “green”. Sulla questione è quindi intervenuta la stessa Neste, che ha precisato come la collaborazione con i Coldplay escluda l’utilizzo di olio di palma come materia prima.