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Il Parlamento Ue approva la bozza della Commissione: più tempo per il settore petrolifero, energetico, minerario e per le aziende extra-Ue
Forse è il peso dell’inflazione sui conti delle aziende. Forse è la mancata preparazione delle stesse aziende a una rivoluzione, sebbene annunciata e ufficiale da tempo. Il 2024 della finanza sostenibile, come è noto, passa attraverso l’entrata in vigore della CSRDCSRD - Corporate Sustainability Reporting Directive La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) è una direttiva dell'Unione Europea che obbliga le aziende di grandi dimensioni a divulgare informazioni dettagliate sul loro impatto sociale e ambientale, promuovendo la trasparenza e la sostenibilità aziendale. Approfondisci, la normativa sulla rendicontazione obbligatoria per le aziende che sono chiamate a fornire una serie di notizie – sono circa mille – sull’impatto ambientale, sociale e di governance, in nome della trasparenza. Il percorso è stato senza dubbio tortuoso, e diverse società di ricerca hanno evidenziato il ritardo accumulato delle aziende nella fase di preparazione, anche per una certa nebulosità sulle regole da seguire verso l’applicazione della direttiva.
La deroga
Ora che si è arrivati al dunque invece scattano le deroghe. Avranno infatti due anni in più di tempo per uniformarsi all’applicazione della CSRD il settore petrolifero, energetico, minerario, oltre alle aziende extra-Ue. Quindi, petrolio e gas, estrazione mineraria, ma anche i prodotti alimentari, il tessile (che interessa parecchio l’Italia), la manifattura (altrettanto importante per il nostro Paese). La Commissione affari legali del Parlamento Ue infatti ha approvato una bozza di proposta della Commissione Ue: se ne parla a giugno 2026 per i settori prima indicati e tanti saluti, per ora, all’osservanza dei principi della direttiva. Così ovviamente scende il numero di aziende complessive che devono sottostare alla CSRD: erano circa 50 mila, ne saranno molto meno. Dopo l’approvazione, il Parlamento Ue avvierà i negoziati con i governi degli stati membri dell’Ue per l’entrata in vigore della legislazione prevista in cui sono inserite le deroghe.
Le motivazioni
Tra le motivazioni della decisione di attuare la deroga, ci sarebbero non solo l’inflazione e l’impreparazione delle aziende, ma anche l’assenza di figure tecniche adeguate per questo tipo di transizione. Inoltre, il Parlamento Ue ha specificato che ci sarebbero pesanti oneri amministrativi per le stesse imprese: da qui la decisione di prendere più tempo per l’obbligo di rendicontazione.