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Il testo non è stato approvato, improbabile che passi al Parlamento Ue entro il 15 marzo

Era da attendersi solo l’ufficialità, dopo l’opposizione palese della Germania e quella meno palese ma incisiva dell’Italia. La CSDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) non ha ottenuto l’approvazione finale del Consiglio europeo e a nulla è servito l’accordo che era stato raggiunto a fine dicembre, con condivisione di un testo provvisorio, tra Consiglio Ue e Parlamento Ue. Ora – ma lo scenario è estremamente improbabile – ci sarebbe da fare una corsa contro il tempo per l’approvazione della Direttiva che avrebbe reso le aziende responsabili – con obblighi di rendicontazione e mitigazione – in materia di tutela dei diritti umani e dei minimi requisiti ambientali lungo tutta la catena del valore: il Parlamento Ue dovrebbe approvare il testo entro il 15 marzo affinché possa essere adottato prima delle elezioni europee, in programma nella prima settimana di giugno. Ma la Commissione per gli affari legali dovrebbe concedere il suo nulla osta entro dopodomani. Ipotesi difficilmente praticabile.

Gli ostacoli

L’ostacolo insormontabile per l’entrata in vigore della Direttiva sarebbe dovuto all’imposizione burocratica determinata dalla normativa e all’aumento dei costi degli approvvigionamenti a livello industriale. Come ha recentemente ricordato Gaia Giussani, Partner PwC Italy, ESG, a Sostenibileoggi.it, “Con l’adozione della CSDD si verificherebbe infatti un aumento dei costi di compliance per le aziende e costi derivanti dal sistema sanzionatorio con le possibili responsabilità per le aziende. Ma anche altri governi hanno mosso appunti e anche alcune associazioni di categorie a livello europeo”.

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