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Come funziona il carbon market tra obblighi normativi e compensazioni volontarie, e perché confondere quote ETS e crediti di carbonio porta a errori tecnici e strategici
Nel dibattito sulla decarbonizzazioneDecarbonizzazione La decarbonizzazione si riferisce al processo di riduzione o eliminazione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) derivanti dalle attività umane, specialmente quelle legate alla produzione e al consumo di combustibili fossili. L'obiettivo della decarbonizzazione è quello di ridurre l'impatto... Approfondisci si tende ancora a confondere strumenti molto diversi tra loro. Succede soprattutto quando si parla di mercato regolato ETS, mercato volontario del carbonio, crediti di carbonio certificati e compensazione delle emissioni. In realtà, la distinzione è fondamentale: il primo nasce da un obbligo normativo, il secondo da una scelta volontaria di imprese e organizzazioni. Metterli sullo stesso piano significa fraintendere sia il funzionamento del mercato del carbonio sia il ruolo che questi strumenti possono avere nelle strategie climatiche aziendali.
Che cos’è il mercato regolato ETS
Quando ci si chiede l’EU ETS cos’è, la definizione più corretta è quella di un sistema europeo di Emission Trading System basato sul principio “cap and trade”. L’Unione europea fissa un tetto massimo alle emissioni complessive dei settori coperti dal sistema e, all’interno di questo limite, le imprese ricevono o acquistano quote di emissione CO2. Se un operatore emette meno del previsto, può vendere le quote in eccesso; se emette di più, deve acquistarne di ulteriori.
L’EU ETS è stato avviato nel 2005 ed è oggi nella sua quarta fase, che copre il periodo 2021-2030. Non si tratta quindi di uno strumento volontario o reputazionale, ma di un meccanismo regolatorio che riguarda soggetti obbligati, in particolare settori ad alta intensità emissiva, produzione di energia e, progressivamente, altri comparti inclusi nelle riforme più recenti. La Commissione europea ha inoltre previsto un nuovo sistema, noto come ETS2, destinato a diventare operativo dal 2027 per edifici, trasporto su strada e settori aggiuntivi, con una logica upstream che ricade sui fornitori di combustibili e non direttamente sui consumatori finali.
Questo chiarisce subito un punto essenziale: nel sistema ETS europeo il tema centrale non è “compensare” le emissioni, ma rispettare un vincolo normativo sulle emissioni effettivamente generate. Le quote ETS non sono quindi equivalenti ai crediti venduti nel mercato volontario, né dal punto di vista giuridico né da quello funzionale.
Che cos’è il mercato volontario del carbonio
Il mercato volontario del carbonio funziona in modo diverso. Qui non si entra per obbligo di legge, ma per decisione autonoma di un’impresa, di un’organizzazione o anche di un evento che intende finanziare progetti capaci di generare riduzioni o rimozioni di emissioni. In cambio di questo finanziamento vengono emessi carbon credits cosa sono? Sono unità che, nel quadro degli standard volontari, rappresentano in genere una tonnellata di CO2 equivalente ridotta, evitata o rimossa secondo metodologie predefinite e verifiche indipendenti.
In questo spazio rientrano pratiche spesso definite come carbon offset cos’è o compensazione delle emissioni. Un’azienda può acquistare crediti per sostenere progetti forestali, iniziative di carbon farming, interventi di rimozione permanente o altre attività di mitigazione. Tuttavia, proprio perché il mercato non è costruito attorno a un obbligo legale uniforme come l’ETS, il tema della qualità diventa decisivo. Negli ultimi anni, infatti, il problema non è stato soltanto far crescere il mercato, ma migliorarne integrità, trasparenza e credibilità.
Per questo oggi i riferimenti più importanti nel dibattito internazionale sono i Core Carbon Principles dell’ICVCM, che definiscono criteri di qualità per identificare crediti ad alta integrità climatica, e il Claims Code of Practice del VCMI, che disciplina il modo in cui le imprese possono fare un uso credibile dei crediti e comunicarlo senza generare claim fuorvianti.
Differenza tra ETS e mercato volontario: il primo punto è l’obbligo
La differenza tra ETS e mercato volontario parte da qui: nel primo caso il perimetro è definito dal legislatore, nel secondo dalla strategia dell’impresa. Il mercato regolato ETS impone la restituzione di quote a copertura delle emissioni prodotte; il mercato volontario carbon credits permette invece di acquistare crediti per finalità climatiche, reputazionali o di transizione, ma fuori da un obbligo generale di conformità.
Questo significa che l’ETS ha una funzione primaria di compliance, mentre il mercato volontario svolge una funzione complementare e, in teoria, di mobilitazione di capitali verso progetti climatici. Le quote ETS sono strumenti regolati all’interno di un sistema pubblico con regole precise di monitoraggio, reporting e verifica; i crediti volontari derivano invece da standard, metodologie e schemi di certificazione che devono dimostrare robustezza e affidabilità per essere considerati credibili.
Quote ETS e crediti di carbonio: non sono la stessa cosa
Uno degli errori più frequenti è trattare come sinonimi quote ETS e crediti di carbonio. In realtà, la differenza tra quote ETS e crediti di carbonio è netta.
Le quote ETS sono autorizzazioni regolamentate a emettere all’interno di un mercato definito per legge. I crediti volontari, invece, sono il risultato di progetti che dichiarano di avere prodotto una riduzione o rimozione di emissioni secondo uno standard riconosciuto. Le prime servono a conformarsi a un sistema di scambio quote di emissione; i secondi vengono acquistati al di fuori di quell’obbligo, spesso all’interno di strategie climatiche corporate o di narrative legate al net zeroNet Zero Il concetto di "net zero" sta guadagnando crescente importanza nel contesto globale del cambiamento climatico e della sostenibilità. Raggiungere il net zero significa creare un equilibrio tra la quantità di gas a effetto serra emessi e la quantità... Approfondisci.
Anche il prezzo risponde a logiche differenti. Nell’ETS il valore delle quote è legato alla scarsità indotta dal cap, alle aspettative regolatorie e all’andamento del mercato. Nel mercato volontario, invece, il prezzo dipende molto dalla tipologia di progetto, dalla qualità percepita, dalla standardizzazione, dal livello di verifica e dalla domanda reputazionale o climatica di chi compra. Questo spiega perché il carbon market regolato e volontario non possa essere analizzato con le stesse metriche.
Integrità ambientale: addizionalità, permanenza, verificabilità
Se il mercato regolato ha nella norma il suo pilastro di credibilità, il mercato volontario deve costruire la propria affidabilità sulla qualità dei crediti. Da qui l’importanza di concetti tecnici spesso trascurati nel linguaggio commerciale.
Il primo è l’addizionalità crediti di carbonio: un progetto deve dimostrare che il beneficio climatico non si sarebbe verificato senza il finanziamento generato dal credito. Il secondo è la permanenza: una riduzione o una rimozione deve mantenere il proprio effetto nel tempo, soprattutto quando si parla di assorbimento biologico. Il terzo è la verificazione crediti carbonio, cioè la capacità di misurare, validare e verificare in modo indipendente il risultato climatico dichiarato. I Core Carbon Principles insistono proprio su questi elementi, insieme a governance, tracciabilità e trasparenza.
Qui si inserisce anche il tema del rischio greenwashingGreenwashing Il greenwashing è una pratica sempre più diffusa e criticata, in cui aziende e organizzazioni adottano una facciata di responsabilità ambientale, spesso per motivi di marketing, mentre le loro azioni reali possono essere in contrasto con i principi di... Approfondisci sulla compensazione. Se un’azienda utilizza crediti di bassa qualità per dichiararsi “carbon neutral” senza aver prima ridotto in modo serio le proprie emissioni operative e di filiera, il rischio reputazionale e regolatorio cresce. Il VCMI ha sviluppato il proprio codice proprio per contrastare usi impropri dei crediti e promuovere claim climatici più rigorosi.
Il nuovo quadro europeo per il mercato volontario
Nel contesto europeo, il dibattito sui crediti di carbonio certificati si è evoluto anche sul piano normativo. Con il CRCF Regulation (Regulation 2024/3012), l’UE ha introdotto il primo quadro volontario europeo di certificazione per carbon removals, carbon farming e carbon storage in products. È un passaggio rilevante perché non crea un “ETS volontario”, ma prova a dare maggiore armonizzazione, trasparenza e fiducia a una parte del mercato volontario, soprattutto sul fronte delle rimozioni.
Questo sviluppo è importante anche per le imprese europee che stanno costruendo strategie di decarbonizzazione aziendale. Il messaggio implicito è chiaro: il mercato volontario può avere un ruolo, ma solo se inserito in una governance credibile, con standard robusti e senza confondere riduzione interna delle emissioni e acquisto di crediti esterni.
Perché la distinzione conta davvero per le aziende
Per chi lavora su ESGESG ESG è l'acronimo di Environmental, Social, and Governance, che si traduce in italiano come Ambientale, Sociale e Governance. Questi tre componenti sono utilizzati per valutare l'impatto sostenibile e le pratiche etiche di un'azienda o di un'organizzazione. Ecco una spiegazione... Approfondisci, clima o reporting, capire la differenza tra ETS e mercato volontario non è una questione terminologica. Ha conseguenze concrete su compliance, bilanci ambientali, strategia e comunicazione. Un’impresa soggetta a ETS deve gestire un obbligo regolatorio legato alle proprie emissioni. Un’impresa che compra crediti nel mercato volontario sta invece compiendo una scelta di posizionamento o di finanza climatica complementare. Nel primo caso si parla di adempimento; nel secondo di supporto a progetti esterni, con tutti i problemi connessi alla qualità del credito e alla credibilità del claim. Confondere i due piani porta a messaggi fuorvianti e a scelte poco solide, soprattutto quando si costruiscono narrative su neutralità climatica aziende, strategie net zero e carbon credits o gestione delle emissioni lungo gli Scope 1 Scope 2 Scope 3.
Una conclusione necessaria
Il punto finale è semplice: il mercato regolato ETS serve a limitare e governare le emissioni attraverso un quadro normativo vincolante; il mercato volontario del carbonio serve, almeno nelle intenzioni, a convogliare risorse verso attività di mitigazione e rimozione fuori da un obbligo di legge. Non sono strumenti alternativi né intercambiabili. Soprattutto, i crediti volontari non dovrebbero essere usati come scorciatoia per evitare la riduzione reale delle emissioni.
Per questo, quando si parla di mercato del carbonio, la chiarezza lessicale è già una forma di rigore tecnico: le quote ETS appartengono al perimetro della compliance; i crediti volontari appartengono a quello della finanza climatica volontaria e della credibilità dei claim. Ed è proprio in questa distinzione che si gioca oggi una parte importante della qualità del dibattito sulla transizione.