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A Parigi secondo round (su cinque) per un accordo condiviso: soluzione complessa, Cina, India e Brasile vogliono consenso unanime su bozza

Un accordo per la gestione del ciclo di vita della plastica. Dalla produzione all’uso del materiale, sino allo smaltimento. Nella sede parigina dell’Unesco c’è stato il vertice (il secondo, in programma sono cinque) con i delegati di 175 paesi per trovare la quadra su un problema ammesso da tutti i governi nazionali, con diverse soluzioni sul tavolo.

Si parte da un dato inequivocabile: 460 milioni di tonnellate di plastica prodotte, si è avuto il raddoppio della produzione in appena 20 anni e le prospettive sono ancora indirizzate verso l’alto. Un problema, come ricordato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Gutierres, che avvolge i fattori sanitari, ambientali, climatici. La plastica nel tempo si decompone in piccole particelle (microplastiche o nanoplastiche) che spesso vengono ingerite dai pesci e dagli uccelli marini, entrando così nella catena alimentare e finendo anche per contaminare gli esseri umani. Più plastica che pesci nei mari entro il 2050, questo è il rischio concreto.

La speranza è raggiungere l’accordo per un trattato vincolante entro la fine del 2024, con intesa sullo smaltimento: il 22% è abbandonato in discariche illegali o bruciato a cielo aperto, di cui il 10% viene riciclato. Trovare l’intesa resta complesso, gli interessi sono assai diversi. Le parti hanno però convenuto nella stipula di una prima bozza condivisa.

Nelle ultime ore anche il governo italiano, nelle parole del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha fatto presente di non voler rinunciare del tutto all’utilizzo della plastica. Poi, ci sono Russia, Cina, India e Brasile che desiderano un consenso unanime nell’approvazione di un testo unico.

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