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Secondo Allied Market varrà 25 miliardi di dollari entro quattro anni

Quasi 25 miliardi di dollari entro il 2028. Secondo un recente sondaggio di Allied Market Research, a tanto ammonta il valore complessivo dello sport sostenibile, con un tasso di crescita annuale composto (noto come CAGR) di quasi il 10% dal 2021 al 2028. Dunque, eufemismo, ci sono margini di crescita impressionanti e la sensazione è che diverse discipline abbiano intercettato il cambiamento in corso. Si moltiplica il numero degli eventi sportivi sostenibili, o di appuntamenti che adottano gradualmente pratiche sostenibili: si è fatto riferimento alle Olimpiadi di Parigi, anche se l’obiettivo di produrre un evento carbon neutral è naufragato praticamente sul nascere, ed è in ascesa anche la quantità di multinazionali che si legano a società, club che hanno sposato o sposeranno a breve le pratiche sostenibili.

Le sfide

Il Cio, la Fifa, Nfl, Nba, Mlb, poi Adidas, Nike, Coca Cola, Pepsi: sono i principali attori che hanno abbracciato le pratiche di sostenibilità e che si trovano di fronte a sfide ambientali, fattori sociali e di governance. Sull’ambiente, forse sono i temi più conosciuti: dalla misurazione dei consumi delle aziende sportive alla quantità di rifiuti prodotta, sino all’impatto sull’ecosistema, con l’industria sportiva che fornisce un grosso contributo al cambiamento climatico attraverso le emissioni di gas serra. Sui diritti sociali la spia si è accesa ai Mondiali di calcio in Qatar a fine 2022. Dunque, i diritti umani violati, l’inclusione, la tutela della diversità, la salute: sono tutti elementi che possono spingere verso il basso un colosso industriale, con ampio danno alla propria reputazione. Infine, la governance: ossia come una politica aziendale di un’azienda sportiva possa risentire da attività di lobbying, da casi di evasione fiscale, da corruzione, pratiche sleali.

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