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Secondo il documento dei democratici al Congresso, i colossi del petrolio sapevano degli effetti del climate change
Big Oil alla sbarra per inganno ai cittadini americani per aver diffuso informazioni ‘fuorvianti’ sul cambiamento climatico in atto. È l’accusa diretta verso i giganti petroliferi davanti al Congresso degli Stati Uniti portata avanti dai democratici, al culmine di un’indagine condotta lunga tre anni. L’indagine, tra audizioni e documentazione presentata dalla Commissione di Sorveglianza della Camera, è orientata verso colossi come Chevron, Bp, ExxonMobil e Shell, American Petroleum Institute e Us Chamber of Commerce.
In sostanza, dal report si evince che i colossi del greggio, consapevoli dell’impatto sul clima delle loro produzioni, avrebbero fatto in modo di alterare la percezione sul tema degli utenti, contestando sistematicamente quanto portato alla luce dalla scienza. Per esempio, facendo passare il gas naturale come sostanza “green”, quando invece ci sono prove scientifiche sulle emissioni del ciclo di vita del gas che sono impattanti sull’ambiente e quindi ostative verso una politica di contenimento dei danni all’ambiente.
Il paper prodotto dai Dem riporta che le multinazionali del petrolio si sarebbero servite anche di una serie di organismi, come le no profit, le associazioni di categoria, per non essere associate a proposte poco apprezzate dai cittadini sul clima. Insomma, un’attività illecita di lobbying per tutelare i propri interessi.