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PwC e Microsoft: con l’applicazione dell’IA ci potrebbe essere fino al 4% di emissioni ridotte entro il 2030

L’intelligenza artificiale come una delle ultime cartucce per la riduzione delle emissioni che sono alla base del riscaldamento globale e quindi del climate change. Ci sono studi che si sovrappongono e che danno gli stessi risultati: a giugno un lavoro condiviso tra PwC e Microsoft ha rivelato che l’applicazione dell’IA sull’ambiente potrebbe determinare la riduzione delle emissioni di Co2 nell’atmosfera tra l’1,5% e il 4% entro la fine del decennio. Da un’analisi di Fortune invece arrivano addirittura stime più alte: ridotte le emissioni entro il 2030 tra il 5% e il 10%, se ci fosse l’utilizzo costante e metodico dell’intelligenza artificiale. Insomma, andando oltre le stime, la strada sembra essere quella migliore per ottenere risultati positivi. E l’uso dell’intelligenza artificiale infatti è stato uno degli elementi discussi alla recente COP 28 a Dubai.

Le tre soluzioni

Dati condivisi, investimenti massicci nella ricerca e soprattutto un abbassamento dei costi nell’utilizzo dell’IA, per renderla più accessibile a tutti. Attraverso questo processo, si legge in un’analisi su Fortune (edizione americana), l’uso dell’intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata per l’agricoltura che prova a resistere al fenomeno delle inondazioni, per l’adattamento ai cambiamenti climatici e per l’accelerazione della transizione energetica. Sono forniti alcuni esempi: Singapore che usa l’intelligenza artificiale per prevedere appunto le inondazioni, Lisbona che si affida all’IA per il controllo dell’impiantistica solare, poi le Filippine che provano l’intelligenza artificiale per limitare il rischio sugli eventi catastrofici legati al cambiamento climatico. Ma l’impatto dell’IA potrebbe essere esteso in settori ad alte emissioni come l’aviazione, l’industria manifatturiera, la produzione di energia elettrica e l’edilizia.

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