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Varsavia contesta tre riforme essenziali del Green Deal europeo: si creano disuguaglianze tra i paesi Ue
Stop alle auto endotermiche entro il 2035, poi riforma ESR e nuovo ETS. Sono i tre pilastri del Green Deal europeo che proprio non vanno a genio alla Polonia: per questo motivo Varsavia ha deciso di portare davanti alla Corte di Giustizia Europea sia la Commissione e l’Europarlamento per cancellare le tre riforme orientate verso la sostenibilità dell’Ue.
Secondo il governo polacco, questo pacchetto di interventi andrebbe a ingigantire le disuguaglianze tra i paesi più ricchi e quelli con meno disponibilità nell’Ue. Quindi si punta ad annullare il discusso stop alla vendita di auto alimentate a diesel e a benzina, che è un caposaldo per il passaggio alla mobilità elettrica perché il peso sarebbe sproporzionato sui cittadini, anche per il costo delle vetture elettriche, un principio sostenuto anche dal governo italiano.
Sulla sospensione invece degli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni (Effort Sharing Regulation, ESR) nella visione polacca si deve procedere perché incidono negativamente sull’industria del carbone, con perdita di posti di lavoro nel settore. La transizione e lo smantellamento delle attività nelle regioni carbonifere polacche sono un punto a cui il governo è piuttosto sensibile forse più per calcolo elettorale che per ragioni di politica energetica. Sul carbone: Varsavia ha sempre cercato di procrastinare l’addio, fissando il processo di uscita intorno al 2050.
Infine Varsavia lavora per eliminare le modifiche all’ESR con la riforma dell’ETS europeo (in particolare, i cambiamenti alla Market Stability Reserve) che metterebbe in pericolo la sicurezza energetica. Poco gradita soprattutto la percentuale di crediti che dovrebbero essere ritirati annualmente e finire nella riserva, meccanismo pensato per mantenere su livelli funzionali il prezzo del carbonio e rendere quindi efficace il sistema ETS.