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Il colosso americano JP Morgan ha deciso di aderire alle direttive europee sulla sostenibilità

Segnalare il proprio impatto sociale e ambientale. L’Unione europea sta imponendo ai fondi di tracciare le proprie attività in termini di sostenibilità e in questo senso, come si è scritto più volte, sarà decisiva l’entrata in vigore, a tappe partendo dal 2024, della direttiva CSRD.  E’ partita così la corsa all’adeguamento, anche dall’altra parte dell’Oceano Atlantico: così l’unità di gestione patrimoniale del colosso finanziario JP Morgan si sta staccando da alcuni suoi concorrenti e si sta conformando volontariamente alle norme volute da Bruxelles, che impone appunto ai gestori di fondi di segnalare il proprio impatto sociale e ambientale.

L’azienda di Wall Street ha rilasciato una dichiarazione sull’indicatore di impatto negativo principale (Principal Adverse Impact, PAI) a livello di entità, in un contesto di crescente pressione sulle aziende affinché mostrino ai clienti dell’Ue la misura in cui la loro attività sta danneggiando l’ambiente. 

I PAI (Principal Adverse Impact) sono effetti negativi rilevanti, o che potrebbero essere rilevanti, sui fattori di sostenibilità che sono causati, aggravati o direttamente collegati alle decisioni di investimento e alla consulenza effettuata da un soggetto giuridico. 

Gli indicatori PAI individuati dalle autorità europee sono 64: su 18 di questi gli intermediari finanziari sono tenuti a rendere conto (“disclosure obbligatoria”), mentre sugli altri 46 possono procedere su base volontaria. JP Morgan Asset Management ha così rilasciato una dichiarazione PAI a livello di entità (quindi tracciando tutta la sua attività in termini di impatto sull’ambiente) nonostante abbia meno di 500 dipendenti (e quindi avrebbe dovuto rivelare solo l’impatto ambientale dei prodotti finanziari) con sede nei paesi dell’Ue, secondo un’analisi di Morningstar Inc. Vanguard Group Inc. e State Street Corp.

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