Tempo di lettura: < 1 minuto

Loading

Secondo l’Autorità, non è ancora il momento di determinare vantaggi attraverso minori requisiti di patrimonializzazione

Non è ancora il momento per determinare vantaggi alle cosiddette banche green attraverso minori requisiti di patrimonializzazione. Questo è quanto ha deciso l’Autorità bancaria europea (Eba), organismo dell’Unione europea che dal 2011 ha il compito di sorvegliare il mercato bancario europeo, secondo cui non va raccomandato l’uso di misure che potrebbero rendere più attraente per le banche il finanziamento di asset green. Si consentirebbe infatti agli istituti di ridurre la quantità di capitale che sono tenuti a mettere da parte per i beni verdi e meno attraente il finanziamento di asset dannosi per l’ambiente, aumentando così i requisiti cui ottemperare per i beni inquinanti. Il regolatore proporrà invece alcune opzioni e modifiche mirate al regime prudenziale esistente per garantire che i rischi ambientali e climatici siano tenuti in considerazione dagli istituti regolamentati, dalle agenzie di rating e dalle autorità di regolamentazione. 

Il paper dell’Eba

La mossa pone fine a un’indagine pluriennale da parte dell’Eba alla ricerca di prove che i trattamenti prudenziali dedicati agli asset in base alla loro esposizione climatica potessero effettivamente aumentare il finanziamento verde in Europa. A luglio Eba aveva avviato la raccolta dei dati ESG dalle banche quotate. I grandi istituti con titoli ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato di qualsiasi Stato membro sono tenuti a comunicare informazioni sui rischi ESG. A maggio dello scorso anno l’Eba aveva pubblicato un discussion paper che aveva avviato la discussione sull’adeguatezza dell’attuale quadro di riferimento del Pillar 1 (allocazione degli utili) per affrontare i rischi ambientali e sociali.

Articoli correlati