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Analisi MSCI: solo metà delle aziende disponeva di meccanismi di reclamo, in caso di violazioni
Una delle carte che l’Ue si sta giocando sul fronte della trasparenza aziendale e del rispetto dell’impatto industriale sulla società è senza dubbio la CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), ossia la direttiva per prevenire e mitigare gli impatti delle società lungo la catena di fornitura. Secondo quanto emerge da un’analisi di MSCI ESGESG ESG è l'acronimo di Environmental, Social, and Governance, che si traduce in italiano come Ambientale, Sociale e Governance. Questi tre componenti sono utilizzati per valutare l'impatto sostenibile e le pratiche etiche di un'azienda o di un'organizzazione. Ecco una spiegazione... Approfondisci Research, fornitore leader di strumenti e servizi di supporto decisionale critico per la comunità degli investitori globale, molte delle aziende che rientrano nell’ambito di applicazione della CSDDD non agirebbero al meglio sotto il profilo del rispetto dei diritti umani. Si è così scoperto che solo la metà delle imprese disponeva di meccanismi di reclamo in atto in caso di violazioni e solo il 14% aveva monitorato l’efficacia delle proprie politiche sui diritti umani e fissato i relativi obiettivi in materia di diritti umani. Allo stesso tempo, il 25% delle aziende coperte dalla direttiva è stato oggetto di accuse di violazioni dei diritti umani negli ultimi tre anni, il 4% delle quali valutate come gravi o molto gravi.
Il caso degli istituti finanziari
Tra le aziende coperte dalla CSDD, riferisce il report, rientrano anche gli istituti finanziari, come previsto dall’approvazione del Parlamento europeo che qualche mese fa ha votato a favore dell’inclusione del settore finanziario. Sebbene sia ancora passibile di modifiche, questa disposizione implica che gli investitori potrebbero essere tenuti a svolgere una due diligence sui diritti umani sulle loro società partecipate.
Come sottolineano nell’analisi i ricercatori di MSCI, la CSDD potrebbe alzare in modo decisivo la posta in gioco nella legislazione sui diritti umani per aziende e investitori. La direttiva, infatti, impone la due diligence (ovvero la dovuta diligenza, una verifica), anziché la semplice divulgazione, con sanzioni per non conformità fino al 5% del fatturato annuo totale di un’azienda. Ma le violazioni dei diritti umani non hanno un impatto negativo solo in termini economici: possono invece danneggiare anche la reputazione e l’immagine pubblica delle società.