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WSJ: chiesto al Pentagono di presentare un rapporto sulle potenzialità americane sull’estrazione di cobalto e manganese

Oslo apre la partita dello sfruttamento intensivo dei fondali marini per l’estrazione mineraria e ci entra subito Washington, ovviamente con una disponibilità assai più ampia. La Norvegia, come scritto nei giorni scorsi, è il primo stato a decidere di legalizzare l’estrazione di minerali dai fondali oceanici, un discorso che ha richiesto 15 anni di iniziative e di trattative politiche ma che è stato sempre visto negativamente da altri Paesi europei. Il tema ha appassionato parecchio l’amministrazione Biden, che dopo il varo dell’IRA è alla continua ricerca di fonti di approvvigionamento: entro gli inizi di marzo, scrive il Wall Street Journal, è stato chiesto al Pentagono di presentare un rapporto sulle potenzialità americane sull’estrazione di cobalto e manganese, ossia gli elementi più utilizzati – e quindi ricercati sul mercato – per la produzione delle batterie dei veicoli elettrici. Negli Stati Uniti è stato soprattutto il partito repubblicano a stimolare l’amministrazione Biden per l’estrazione di minerali dagli oceani. L’area di interesse per lo sfruttamento dei minerali in fondo agli oceani si trova per ora nell’area delle Hawaii, a Clarion Clipperton.

Le voci critiche

Si procede solo ora perché i critici – e ci sono anche in Norvegia – temono che venga violato per non dire distrutto l’habitat dei fondali, dove l’uomo non ha ancora posto la sua azione. Più di 20 Paesi si sono espressi contro questa procedura: dalla Francia alla Germania, anche il Regno Unito. L’Autorità Internazionale dei Fondali Marini (ISA) inoltre ha disposto un pacchetto di norme per l’estrazione, il dettaglio non di poco conto è che gli Stati Uniti non sono tra i paesi membri di questa Authority e quindi non deve sottostare ad alcuna regola. Tra l’altro – e non è un tema secondario -, l’estrazione di minerali dai fondali richiede l’utilizzo di tecnologie decisamente avanzate, dai veicoli telecomandati e attrezzature specializzate per raccogliere e trasportarli poi in superficie. La più usata tecnologia estrattiva è il Deep-Sea Mining Vehicle, che si muove sul fondale, aspirando i minerali.

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