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Osservatorio su idrogeno in Italia: si punta su sette macrosettori, un’azienda su tre ha ottenuto un brevetto negli ultimi cinque anni
La filiera italiana dell’idrogeno è eterogenea, in forte evoluzione, concentrata per il 60% al Nord, con metà delle imprese che mostrano di avere un’alta maturità di innovazione, con brevetti pronti all’industrializzazione. Questo emerge dall’Osservatorio sull’idrogeno in Italia, realizzato da H2IT, Associazione italiana idrogeno, la Direzione Studi e Ricerche e l’Innovation Center di Intesa Sanpaolo. Il documento riporta i risultati dell’indagine condotta su 55 imprese, per lo più pmi ma con una presenza significativa anche di grandi realtà. Nel complesso la filiera italiana dell’idrogeno si muove su sette macrosettori: produzione (campo in cui è attivo il 53% del campione), servizi (49%), mobilità (45%), utilizzo (31%), integrazione dei sistemi (29%); energy company (29%), trasporto e stoccaggio (25%), sicurezza e certificazione (15%).
Per il 71% di queste realtà possedere un centro di ricerca interno dedicato al vettore corrisponde a prassi e sull’innovazione confluisce, infatti, la maggior parte degli investimenti. Sorprende poco dunque scoprire che negli ultimi cinque anni almeno un’azienda su tre ha ottenuto un brevetto, oppure è sul punto di ottenerlo, fino all’85% tra chi si occupa di tecnologie produttive dell’H2.
E se alla base dell’innovazione per lo sviluppo dell’idrogeno, per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, c’è la capacità della filiera italiana di collaborare (per il 64% delle aziende le partnership interaziendali sono il modo migliore per crescere in ottica di innovazione collaborativa) ci sono anche segnali negativi, per esempio lo sviluppo dell’idrogeno su strada: le 40 stazioni di rifornimento per camion (il trasporto a lungo raggio è uno dei fattori più inquinanti) e vetture che erano state messe in preventivo nel Pnrr sono al momento solo una chimera: si arriva a stento a 35 e non saranno spesi i 230 milioni di euro fissati dal Governo Draghi: ne saranno investiti meno della metà, a causa di una serie di ritardi nell’attuazione del progetto.
A inizio aprile, nell’ambito del quadro temporaneo di crisi e transizione, il governo italiano si è visto approvare dalla Commissione un regime da 450 milioni di euro a sostegno degli investimenti nella produzione integrata di idrogeno rinnovabile e di energia elettrica rinnovabile in aree industriali dismesse, al fine di promuovere la transizione a un’economia a zero emissioni nette. Un piccolo passo in avanti, c’è molto da recuperare. Ci sono investimenti pianificati nel Pnrr per oltre 3,6 miliardi di euro ma ancora non è stata adottata una strategia di coordinamento.