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E’ il primo accordo per definire la responsabilità climatica delle aziende

Il primo accordo internazionale per la definizione della “responsabilità climatica” delle aziende. A Parigi, nell’ultima riunione dell’Ocse, si è scritto un pezzo di storia: sono state varate nuove misure che elevano l’asticella delle aspettative sul clima ma anche sul rispetto dei diritti umani per le aziende internazionali. Il quadro aggiornato, in uso in circa 50 Paesi, è appunto considerato il primo accordo internazionale per definire la responsabilità climatica delle aziende. In particolare, una priorità è migliorare i punti di contatto nazionali, la rete di uffici sostenuti dal governo per stabilire le presunte violazioni da parte delle imprese. 

Le modifiche sottoscritte durante la relazione annuale dell’Ocse nella capitale parigina fanno parte di un ampio aggiornamento per una condotta aziendale responsabile. La versione precedente sul pacchetto di norme in merito alla cosiddetta responsabilità climatica, aggiornato l’ultima volta 12 anni fa, era stato bollato come “obsoleto” e “sempre più fuori sincrono” di fronte alle nuove norme e sfide della sostenibilità ambientale, sociale e di governance. 

L’intervento dell’Ocse arriva mentre nell’ambito dell’Unione europea si continua a negoziare nuove regole sulla responsabilità sociale d’impresa e si stanno definendo i contorni per quanto riguarda la CSDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), ovvero la direttiva sulla dovuta diligenza delle aziende per prevenire e mitigare gli impatti delle aziende lungo la catena di fornitura. Ma se leggi nazionali e Ue stabiliscono requisiti obbligatori, le linee guide dell’Ocse restano volontarie. Sulla base di quanto stabilito a Parigi, le aziende dovrebbero garantire che i loro obiettivi di riduzione delle emissioni siano basati su dati scientifici, in linea con gli obiettivi di temperatura concordati nell’Accordo di Parigi e aggiornati con le valutazioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Le linee guida dell’Ocse forniscono raccomandazioni sulla due diligence relativa all’uso della tecnologia, sempre più rilevante con il boom dei social media e l’ascesa dell’AI (intelligenza artificiale) e anche controlli di due diligence sulla parte a valle della catena del valore.

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