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L’AD di Deloitte Climate & Sustainability a SostenibileOggi.it: “Sulle rinnovabili serve l’intervento di finanza privata e sistema creditizio”.
Un segnale politico che traccia la strada verso la transizione energetica. La deadline sull’utilizzo delle fonti fossili fissato alla Cop28 di Dubai è decisamente un passo in avanti sulla strada della decarbonizzazioneDecarbonizzazione La decarbonizzazione si riferisce al processo di riduzione o eliminazione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) derivanti dalle attività umane, specialmente quelle legate alla produzione e al consumo di combustibili fossili. L'obiettivo della decarbonizzazione è quello di ridurre l'impatto... Approfondisci secondo l’Amministratore Delegato di Deloitte Climate & Sustainability, Franco Amelio, che racconta a SostenibileOggi.it degli elementi positivi e anche dei dubbi emersi dall’evento in Qatar.
Cop28 e fine dei combustibili fossili. Si tratta davvero di un processo storico?
Per quanto riguarda gli impegni, è stato fatto un passo avanti, con l’indicazione della transizione verso il basso utilizzo dei fossili. L’elemento davvero positivo è che viene finalmente considerato il tema, mai prima d’ora affrontato in termini così organici. A questo punto si deve iniziare a lavorare concretamente per la definizione di un piano di riduzione dell’uso dei fossili a partire dai sistemi energetici delle grandi economie del pianeta.
Nell’adozione di questo cronoprogramma ci sono impedimenti di natura geopolitica, dai paesi del golfo Persico o da altri come la Cina?
Ci vuole sicuramente l’impegno di tutti per arrivare al net zeroNet Zero Il concetto di "net zero" sta guadagnando crescente importanza nel contesto globale del cambiamento climatico e della sostenibilità. Raggiungere il net zero significa creare un equilibrio tra la quantità di gas a effetto serra emessi e la quantità... Approfondisci mediante l’abbandono delle fonti fossili. Del resto, la stessa Cop28 consente a ciascun Paese di adottare un proprio percorso. Ma non si può non vedere la spinta arrivata proprio da Cina e Stati Uniti. Il risultato raggiunto a Dubai è dunque positivo, e non era per niente scontato: sono temi delicati che sono stati ben affrontati da delegati di alto profilo. Credo sia stato un buon segnale.
Si inizierà davvero iniziare a ridurre l’uso dei fossili entro la fine del decennio?
Ce lo auguriamo tutti, perché siamo in ritardo, bisogna muoversi, altrimenti non si raggiungono gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Mettiamola così, sono stati fatti dei piccoli passi ma nella giusta direzione, riprendendo il cammino interrotto dopo la Cop26 di Glasgow.
Si è ribadito impegno per triplicare investimenti su rinnovabili. Possibile?
Lo vedo fattibile se nel concetto di rinnovabili rientrano anche le tecnologie emergenti, di più ampio spettro di possibilità di sviluppo, lavorando senza preclusioni rispetto a tutte le tecnologie disponibili. Serve però che ci creda la finanza privata e il sistema creditizio, non può assolutamente sostenere questo tipo di sforzo la sola finanza pubblica.
Qual è la posizione dell’Italia sia sull’accordo sui fossili che sulle rinnovabili?
L’Italia sta facendo bene, ovvio che la dipendenza energetica mette in difficoltà le imprese italiane che vorrebbero contare su un costo contenuto dell’energia. Sulle rinnovabili, se si riuscisse ad arrivare all’indipendenza energetica nei prossimi decenni sarebbe un risultato straordinario per tutto il nostro tessuto produttivo e si andrebbero a creare le condizioni per uno sviluppo in diverse aree del Paese, compreso il Sud. Abbiamo già un ottimo idroelettrico, poi tra solare, eolico e sviluppo del vettore idrogeno, si potrebbe cambiare il volto del Paese. Ci sarebbero certezze sui costi perché non dipendenti da fluttuazioni del mercato, sarebbe il sogno di ogni imprenditore che potrebbe programmare sul lungo periodo il costo dell’energia.