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Al Forum PA 2026 il direttore centrale Tecnologia racconta l’infrastruttura che regge il welfare intelligente dell’Istituto: una data strategy puntuale e una cultura dell’IA costruita tassello dopo tassello
“Abbiamo strutturato un ambiente assolutamente sovrano, che ci consente di implementare soluzioni di IA generativa e agentica anche nei processi in cui il dato è sensibile”. Massimiliano D’Angelo va dritto alla domanda che, per un ente che custodisce la vita previdenziale di milioni di italiani, pesa più di ogni altra: dove finiscono i dati. Da nessuna parte. “Lavoriamo sui nostri data center, sui nostri database – afferma ai microfoni di SostenibileOggi – i dati non vengono esportati verso l’esterno”.
È la cornice tecnica di una scommessa che l’Inps porta al Forum PA 2026, dove i vertici dell’Istituto – dal presidente Gabriele Fava alla direttrice generale Valeria Vittimberga – si confrontano sul futuro del welfare. D’Angelo, direttore centrale Tecnologia, Informatica e Innovazione, tocca la sala dei bottoni e traduce la visione in infrastruttura.
D’Angelo (Inps): “IA? Siamo già pronti”
I decreti attuativi della legge sull’intelligenza artificiale, appena varati dal Consiglio dei ministri non colgono l’Istituto di sorpresa. “Rientrano in una strategia ampia, in cui ci troviamo già pronti”, sottolinea. “Nel tempo l’IA ha rappresentato per noi una grande opportunità. Oggi questi provvedimenti sono un ulteriore stimolo”. La postura, insomma, è quella di chi i compiti li ha fatti in anticipo.
Il dato come substrato
L’ordine dei fattori non è casuale. “Negli ultimi tempi abbiamo messo a terra iniziative per rafforzare le competenze sull’IA e sul suo substrato: il dato”. È la gerarchia che spesso si dimentica. Senza un patrimonio informativo ordinato, l’algoritmo più sofisticato gira a vuoto. Da qui un “progetto di data strategy molto puntuale”, che coordina tutte le iniziative sulle basi informative dei servizi e che D’Angelo indica come la premessa di ogni governance dell’IA degna del nome: “La governance passa per una politica del dato molto accurata”.
L’obiettivo dichiarato è “un servizio digitale a tutto tondo, che utilizza l’IA non solo nell’ambito dei chatbot, ma inserendola all’interno dei processi”, in cui la data strategy serve a rispondere “in maniera rapida, coerente e concreta” all’esigenza di interoperabilità.
La cultura prima della macchina
Il colpo di coda, però, D’Angelo lo riserva alla parte meno tecnologica del discorso. L’infrastruttura, avverte, “deve essere supportata da una cultura dell’IA”, che l’Istituto sta costruendo con i propri dipendenti “attraverso un adeguato percorso di formazione”. Perché la sovranità, in fondo, prima ancora che dei server è delle competenze di chi li governa.