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Il senatore a Sostenibileoggi.it commenta così la denuncia Uil sui 15mila posti per disabili vacanti in Lombardia
Pagare sanzioni, piuttosto che assumere lavoratori disabili. La denuncia, relativa alla Lombardia, viene dalla Uil ed è finita sulle pagine de Il Giorno: su oltre 23mila posti di lavoro in categorie protette, sono al lavoro 7200 persone. Un vuoto difficile da spiegare, considerato anche l’investimento da 77 milioni di euro della Regione Lombardia sul lavoro a favore delle persone con disabilità.
Sul mancato inserimento lavorativo dei disabili interviene su Sostenibileoggi.it l’ex ministro della Famiglia del primo governo Berlusconi e ora senatore di FdI, Antonio Guidi, recente relatore per la maggioranza nel percorso che ha portato all’istituzione del Garante per le persone con disabilità: “Il primo articolo della Costituzione è ancora difficile da raggiungere per le persone con disabilità. È infinitamente più costoso tenere un disabile a vita che pagare una multa ogni tanto. Piuttosto dello strumento della sanzione, è da proporre e raggiungere l’inverso: l’incentivo a chi assume”, riflette Guidi, “Le sanzioni divengono istintive davanti a chi non rispetta la legge, ma, purtroppo, risulta meno faticoso pagare che non avere pesi – percepiti – nella propria architettura lavorativa. Per raggiungere l’integrazione lavorativa occorre un progetto individualista, calato sulle diversità fra persone. Non basterà solo la volontà o una migliore cultura sociale dell’impresa. Agiscono, sempre, logiche di profitto inestricabili e imprescindibili”, ha aggiunto il senatore.
Sempre sui disabili, non c’è alcun obbligo per le aziende di assumerne fino a 14 dipendenti, mentre nella fascia 15-35 dipendenti ne va assunto uno. Sono invece due se l’azienda in questione ha 35-50 dipendenti. Se il numero dei dipendenti è over 50, le aziende devono rispettare la quota del 7%. “Il concetto di quota istintivamente mi dà fastidio, sembra una limitazione delle possibilità individuali, ma in certi casi ha innescato un percorso che si è rivelato positivo”, continua a spiegare Guidi, “Se quote ci devono essere, che ci siano a termine di tempo, superato un periodo di sperimentazione. La quota innesta, forza il cambiamento. Poi quel cambiamento deve procedere da solo”. Il senatore insiste sulla questione dell’integrazione lavorativa: “C’è un pregiudizio di natura abilista. Poi può incidere la formazione, carente, inesistente, non garantita. Poi c’è il fattore decisivo e più difficile da identificare e cioè quello dell’autocensura. Dopo tante prove, tante attese o mancanza di ascolto la persona con disabilità tende a svalutarsi. E si torna ciclicamente al primo punto. Alle persone con disabilità quante chance di perdere si danno? Pochissime. Ogni sconfitta sembra la definitiva”.