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Il 66% delle imprese italiane intervistate è pronta a rendicontare le informazioni di sostenibilità. Ne parla a SostenibileOggi Gaia Giussani, Partner PwC Italy, ESG

I propositi sono ottimali, c’è la consapevolezza dei vantaggi portati dalla produzione di report sulla sostenibilità d’impresa, ma c’è ancora strada da fare, andando oltre alcuni ostacoli per le aziende. Questa è la sintesi suggerita dal PwC Global CSRD Survey 2024. Si tratta dell’ormai celebre direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), che rappresenta un aggiornamento della direttiva sull’informativa non finanziaria (NFRD): è in vigore da inizio 2024 e che è stata già sostanzialmente recepita nell’ordinamento italiano. Ne parla a Sostenibile Oggi Gaia Giussani, Partner PwC Italy, ESG.

 Due terzi delle imprese italiane intervistate (66% in Italia vs 63% Global) dicono di essere pronte a rendicontare le informazioni di sostenibilità secondo la direttiva. 

Abbiamo analizzato oltre 500 risposte che arrivano da 38 Paesi diversi, tra cui l’Italia. Abbiamo raccolto il punto di vista di manager, responsabili di funzione, non solo responsabili ESG ma anche CFO e risk manager, coinvolgendo sia aziende obbligate alla rendicontazione dall’esercizio 2024, sia aziende che saranno chiamate a rendicontare dall’esercizio 2025. Le aziende si dichiarano molto ottimiste della loro capacità di essere pronte a ottemperare agli obblighi normativi e percepiscono il valore insito nella rendicontazione prevista dalla CSRD. Nonostante la complessità percepita nell’attuazione della normativa, la maggior parte delle aziende ritiene che la rendicontazione di sostenibilità porterà vantaggi significativi per il business. Tra i vantaggi vengono evidenziati in particolare: la mitigazione dei rischi collegati ad aspetti di sostenibilità, le migliori prestazioni aziendali e il miglioramento delle relazioni con gli stakeholder.

 Nello studio c’è il riferimento anche ai principali ostacoli percepiti dalle imprese nell’attuazione della normativa

Tra i principali ostacoli all’attuazione della normativa: la complessità nel reperire informazioni dalla catena del valore, la disponibilità e la qualità dei dati da rendicontare e le scadenze da rispettare. Le aziende italiane sono tra le più preoccupate a livello globale proprio sulla raccolta dei dati lungo la catena del valore probabilmente perché le nostre catene di fornitura sono caratterizzate da imprese di piccole e medie dimensioni.  Nonostante le imprese si dichiarino confidenti nel riuscire a rispettare le tempistiche, a sei mesi dalla predisposizione della rendicontazione di sostenibilità, meno della metà delle imprese che dovrà rendicontare dall’esercizio 2024 ha completato le attività chiave, come la conferma delle opzioni di rendicontazione e di esenzione, la valutazione della doppia rilevanza e la validazione della disponibilità dei dati. Alla valutazione di doppia rilevanza dice di essere pronto solo il 22% delle aziende, quindi possiamo prevedere un secondo semestre di grande lavoro. 

 Come si recupera terreno, con riferimento principalmente all’Italia nella raccolta dei dati della filiera?

Sicuramente la raccolta dei dati relativi alla catena della filiera rappresenta una sfida per le imprese. Si può lavorare sul coinvolgimento della catena di fornitura con attività di formazione e induction dedicate in particolare alle PMI. Serve uno sforzo di sensibilizzazione e ingaggio anche dei fornitori più piccoli.

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