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La richiesta del combustibile raggiungerà gli 8,9 milioni di tonnellate entro il 2027

Si avvicina la fine del carbone. Anzi no. Le previsioni datate un anno fa che indicavano il processo che avrebbe portato alla sospensione dell’uso del combustibile fossile più inquinante in assoluto, ma che è ancora adesso la prima fonte di generazione elettrica al mondo, sono state totalmente riviste. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), fino al 2027 ogni anno il carbone toccherà record di produzione. Si prevede che la richiesta del combustibile raggiungerà gli 8,9 milioni di tonnellate entro il 2027, cioè l’1% in più rispetto a quanto utilizzato nel 2024. E la sensazione è che difficilmente queste stime saranno riviste al ribasso, considerando anche l’attenzione assai contenuta che il neopresidente degli Stati Uniti, Donald Trump, riserva alle rinnovabili, anche se in Europa e negli stessi Stati Uniti è diminuito l’uso del carbone. E neppure l’eolico e il fotovoltaico hanno provocato l’inversione di tendenza. Le stime dell’IEA rivelano che lo scorso anno è stata la Cina a intestarsi oltre la metà della domanda mondiale di carbone (oltre 4,9 miliardi di tonnellate), seguita dall’India (1,3 miliardi di tonnellate).

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